Adagiata su quella collina verde stai lì inconfondibile, splendida e silenziosa.
Ci aspettavi da sette anni e alla fine siamo tornati: a calpestare quelle pietre, a respirare la tua aria, a sgranare ancora gli occhi alla vista di quella piazza a righe, ad osservare in silenzio la pianura che si apre da lassù.
Siamo tornati con le nostre bambine che hanno scoperto la chiesa con le stelle, la chiesa grande con una piccolina dentro, quella che si chiama come la mamma, le croci sul prato, le corse tra le margherite, la statua con un nido di colombe vere, questo signore così importante che tutta la città parla di lui.
Siamo tornati da dove siamo partiti tanto tempo fa, quando davanti a quel panorama ci siamo detti che forse potevamo iniziare a fare sul serio e così è stato. Siamo tornati dopo sette anni che Qualcuno ha riempito di cose belle, di fatiche, smarrimenti, speranze mai deluse, gioie sopra ogni aspettativa, cadute e ripartenze.
Abbiamo rivissuto una storia speciale, con il privilegio di ascoltare da vicino i suoi protagonisti, abbiamo respirato la loro fede, la loro forza e siamo ripartiti pieni, felici e pronti a scegliere di nuovo la nostra strada.
Siamo tornati a casa con il cuore e gli occhi aperti, già con la nostalgia di ciò che stavamo lasciando.
ma anche come Marta, Margherita e Matilde, i miei tre fiorellini e come Marco, il mio gigante buono!
martedì 25 marzo 2014
venerdì 21 marzo 2014
Pranzi leggeri e ricordi d'infanzia
Andare a mangiare dalla nonna, un giorno come tanti significa:
1. Essere accolta da una tavola imbandita per sei ed essere solo in due a pranzo
2. Mangiare pasta con le melanzane, involtino di carne farcito con pangrattato, erbette aromatiche, qualcos'altro non ben identificato e un uovo sodo.
3. Dover accompagnare questo secondo così frugale con pomodori, spinaci, patate al forno, insalatina con qualche pezzetto di cipolla cruda che "fa così bene" e che digerirai fino a sera
4. Essere sgridata dalla nonna perchè non hai mangiato abbastanza e non hai neanche assaggiato le olive
5. Ascoltare come quando eri bambina i racconti sul tuo nonno che ti portava dei panini piccoli piccoli solo per te e pensare che sarebbe stato bello stare con lui per più di due anni soli.
6. Risentire i racconti della sua adolescenza sotto le bombe e realizzare, qualche ora più tardi, come certe esperienze ci "ripulirebbero" gli occhi e le teste, lasciandoci affrontare certi problemi che consideriamo gravi con la giusta prospettiva
7. Ritrovare piattini e bicchieri da neonati e pensare come a volte il tempo si fermi...
8. Ridere a certe espressioni siciliane e certe parole che avevi lasciato in un angolo del cervello ma in queste occasioni riafforano e ti fanno sentire a casa
9. Riprometterti che ora che sei più libera, replicherai spesso questi pranzi perchè il tempo con una nonna è prezioso. Sotto tutti i punti di vista.
1. Essere accolta da una tavola imbandita per sei ed essere solo in due a pranzo
2. Mangiare pasta con le melanzane, involtino di carne farcito con pangrattato, erbette aromatiche, qualcos'altro non ben identificato e un uovo sodo.
3. Dover accompagnare questo secondo così frugale con pomodori, spinaci, patate al forno, insalatina con qualche pezzetto di cipolla cruda che "fa così bene" e che digerirai fino a sera
4. Essere sgridata dalla nonna perchè non hai mangiato abbastanza e non hai neanche assaggiato le olive
5. Ascoltare come quando eri bambina i racconti sul tuo nonno che ti portava dei panini piccoli piccoli solo per te e pensare che sarebbe stato bello stare con lui per più di due anni soli.
6. Risentire i racconti della sua adolescenza sotto le bombe e realizzare, qualche ora più tardi, come certe esperienze ci "ripulirebbero" gli occhi e le teste, lasciandoci affrontare certi problemi che consideriamo gravi con la giusta prospettiva
7. Ritrovare piattini e bicchieri da neonati e pensare come a volte il tempo si fermi...
8. Ridere a certe espressioni siciliane e certe parole che avevi lasciato in un angolo del cervello ma in queste occasioni riafforano e ti fanno sentire a casa
9. Riprometterti che ora che sei più libera, replicherai spesso questi pranzi perchè il tempo con una nonna è prezioso. Sotto tutti i punti di vista.
lunedì 17 marzo 2014
Amarle è...
...rivestire le loro bambole con pazienza, certa che appena le vedranno così ordinate non sapranno resistere all'impulso di rispogliarle completamente
...annusare i loro pigiamini mentre li ripieghi
...sorridere da sola in ascensore ripensando a qualche loro buffa parola
...resistere alla tentazione di comprare qualsiasi oggetto della amata Peppa
...preparare qualcosa di buono ed essere certe che quella sera la cena sarà etichettata "speciale"
...rimontare per la centesima volta la casetta dei Lego che, giorno dopo giorno si abbatte sotto i loro colpi ma comunque resiste grazie ai tuoi rattoppi quotidiani
...andartene in giro da sola e avere la sensazione che ti manchi qualcosa per le mani
...lasciarle a dormire una notte dai nonni e aggirarti smarrita per la casa così vuota
...trovare calzini tuoi nel loro armadio e calzini loro nel tuo cassetto
...aspettare il momento di riabbracciarle dopo una giornata fuori casa
...ricominciare, ogni volta, con un sospiro e un sorriso, cercando di buttarsi alle spalle il nervoso che quel capriccio ti ha fatto montare...e certe volte è veramente dura.
...ricominciare, ogni volta, ricordandosi di come sono sincere ma difficili da mantenere le promesse quando sei piccola
Amarle è aspettare di sentire i loro respiri profondi nel sonno per andare a guardarle dormire e infastidirle con un ultimo bacino, ogni sera.
...annusare i loro pigiamini mentre li ripieghi
...sorridere da sola in ascensore ripensando a qualche loro buffa parola
...resistere alla tentazione di comprare qualsiasi oggetto della amata Peppa
...preparare qualcosa di buono ed essere certe che quella sera la cena sarà etichettata "speciale"
...rimontare per la centesima volta la casetta dei Lego che, giorno dopo giorno si abbatte sotto i loro colpi ma comunque resiste grazie ai tuoi rattoppi quotidiani
...andartene in giro da sola e avere la sensazione che ti manchi qualcosa per le mani
...lasciarle a dormire una notte dai nonni e aggirarti smarrita per la casa così vuota
...trovare calzini tuoi nel loro armadio e calzini loro nel tuo cassetto
...aspettare il momento di riabbracciarle dopo una giornata fuori casa
...ricominciare, ogni volta, con un sospiro e un sorriso, cercando di buttarsi alle spalle il nervoso che quel capriccio ti ha fatto montare...e certe volte è veramente dura.
...ricominciare, ogni volta, ricordandosi di come sono sincere ma difficili da mantenere le promesse quando sei piccola
Amarle è aspettare di sentire i loro respiri profondi nel sonno per andare a guardarle dormire e infastidirle con un ultimo bacino, ogni sera.
lunedì 10 marzo 2014
Di lavoro, ricordi e speranze inattese
Una mattina di sole, alle soglie della primavera passeggio per le strade del centro e mi raggiunge un ricordo. Mi rivedo seduta su una di quelle panchine gelide, imbaccuccata nella sciarpa mentre addento un panino e ti aspetto, al freddo.
Aspetto che tu scenda ed esca da quel portone, aspetto quei venti minuti di pausa in cui scambiare due chiacchere e poi riprendere ognuno una direzione diversa, io ancora verso le lezioni all'università e tu già al lavoro, il tuo primo, quello che forse hai fatto gratis per un paio di mesi prima di iniziare a fare sul serio.
Quanti bivii, quante scelte da quel momento, quante valigie, aerei, trasferte, reperibilità notturne, quante feste interrotte dal telefono che squillava, quanti colleghi e posti nuovi hai conosciuto, quanti cibi strani hai provato, quante colazioni ti sei gustato seppur in solitaria...
Quante telefonate ad ore impensabili e squilli per dirmi che eri partito o eri arrivato.
Hai dovuto cambiare e ricominciare, fermarti e ripartire.
Adesso un altro cambiamento è alle porte, arrivato rapido e inatteso.
Adesso forse è di nuovo ora di ricominciare.
Spero che questa sia la tua meritata quiete.
Aspetto che tu scenda ed esca da quel portone, aspetto quei venti minuti di pausa in cui scambiare due chiacchere e poi riprendere ognuno una direzione diversa, io ancora verso le lezioni all'università e tu già al lavoro, il tuo primo, quello che forse hai fatto gratis per un paio di mesi prima di iniziare a fare sul serio.
Quanti bivii, quante scelte da quel momento, quante valigie, aerei, trasferte, reperibilità notturne, quante feste interrotte dal telefono che squillava, quanti colleghi e posti nuovi hai conosciuto, quanti cibi strani hai provato, quante colazioni ti sei gustato seppur in solitaria...
Quante telefonate ad ore impensabili e squilli per dirmi che eri partito o eri arrivato.
Hai dovuto cambiare e ricominciare, fermarti e ripartire.
Adesso un altro cambiamento è alle porte, arrivato rapido e inatteso.
Adesso forse è di nuovo ora di ricominciare.
Spero che questa sia la tua meritata quiete.
martedì 4 marzo 2014
Non abbiate paura di ricominciare
Non abbiate paura di ricominciare, non abbiate paura del sonno perso, dei risvegli che vi sfiniscono, dello sconvolgere per la seconda volta i ritmi appena riconquistati
Non abbiate paura del pianto esasperato per le coliche o di quello rabbioso della sorellina grande diventata gelosa
Non abbiate paura della stanchezza, della testa piena di orari e scadenze, vaccini, colloqui all'asilo, pannolini da comprare, pappine da fare
Non abbiate paura dei sensi di colpa, enormi, prepotenti e subdoli che si presentano ad ogni lacrima che spunta sulla guancia della vostra bambina grande
Non abbiate paura del tempo di qualità o della quantità o di entrambi, tanto all'inizio non ci sarà nè uno nè l'altro
Non abbiate paura di soffrire nel vederla soffrire, non abbiate paura dei suoi capricci, delle sue regressioni
Non abbiate paura perchè, vi assicuro, qualche anno più tardi vi capiterà di metterla a letto accanto alla sua piccola compagna di giochi e di vita che già dorme da un'ora e di vederla sporgersi verso di lei, accarezzarle la guancia e sussurrarvi: "Com'è bella!"
Non abbiate paura, la cosa più grave che potrà succedervi è che vi scoppi il cuore di gioia.
Non abbiate paura del pianto esasperato per le coliche o di quello rabbioso della sorellina grande diventata gelosa
Non abbiate paura della stanchezza, della testa piena di orari e scadenze, vaccini, colloqui all'asilo, pannolini da comprare, pappine da fare
Non abbiate paura dei sensi di colpa, enormi, prepotenti e subdoli che si presentano ad ogni lacrima che spunta sulla guancia della vostra bambina grande
Non abbiate paura del tempo di qualità o della quantità o di entrambi, tanto all'inizio non ci sarà nè uno nè l'altro
Non abbiate paura di soffrire nel vederla soffrire, non abbiate paura dei suoi capricci, delle sue regressioni
Non abbiate paura perchè, vi assicuro, qualche anno più tardi vi capiterà di metterla a letto accanto alla sua piccola compagna di giochi e di vita che già dorme da un'ora e di vederla sporgersi verso di lei, accarezzarle la guancia e sussurrarvi: "Com'è bella!"
Non abbiate paura, la cosa più grave che potrà succedervi è che vi scoppi il cuore di gioia.
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Marta,
Quello che non voglio dimenticare,
Sorelle
giovedì 27 febbraio 2014
Cinque pulcini
L'anno scorso erano quattro i pinguini che avevi sulla tua torta, bianca e azzurra come il ghiaccio; quest'anno sono stati cinque i pulcini su un prato verde a festeggiare i tuoi anni.
Pochi giorni prima che nascessi appoggiavo il tuo coniglio bianco a strisce rosa sulla pancia per farti ascoltare la musica che usciva dal suo cappello; quello stesso coniglio ti fa compagnia da allora nel letto ogni notte: tu lo stringi, poi lasci cadere, lo cerchi, reclami e qualche volta lo abbandoni tra i cuscini.
Ora sei qui, grande, alta e magra, decisa nei tuoi gusti e nelle tue amicizie, ma spesso con la testa tra le farfalle, proprio come quella foto che ci ha regalato la nostra amica A. Pensosa e attenta, cogli tutto ciò che viene detto e non detto, capisci al volo i malumori e ti stupisci ancora se ti diciamo che ti vogliamo bene, sgranando i tuoi occhioni.
Hai imparato a fischiare e a pattinare, hai provato il terrore di scivolare su una montagna innevata.
Sei dolce e generosa ma continui a sgridare papà per il suo disordine e stai diventando una piccola suocera che monitora le nostre uscite serali, esprimendo tutto il tuo disappunto.
Hai istituito il "confessionale" alla sera quando, comoda e calda nel tuo lettino, decidi di snocciolare tutte le tue strane domande e curiosità. Ma è anche il momento delle coccole in esclusiva e dei racconti della giornata, il tutto accompagnato dal rumore pieno del russare di tua sorella.
Stamattina sei stata svegliata dalla vocina di Lalli e insieme siete venute nel lettone, come nei giorni di festa, poi mentre la mamma si vestiva e papà preparava la colazione vi siete messe a giocare nascondendovi tra le coperte e ridendo con la vostra risata tintinnante.
Così ho pensato che era stato davvero un risveglio speciale, degno di un giorno di festa!
Pochi giorni prima che nascessi appoggiavo il tuo coniglio bianco a strisce rosa sulla pancia per farti ascoltare la musica che usciva dal suo cappello; quello stesso coniglio ti fa compagnia da allora nel letto ogni notte: tu lo stringi, poi lasci cadere, lo cerchi, reclami e qualche volta lo abbandoni tra i cuscini.
Ora sei qui, grande, alta e magra, decisa nei tuoi gusti e nelle tue amicizie, ma spesso con la testa tra le farfalle, proprio come quella foto che ci ha regalato la nostra amica A. Pensosa e attenta, cogli tutto ciò che viene detto e non detto, capisci al volo i malumori e ti stupisci ancora se ti diciamo che ti vogliamo bene, sgranando i tuoi occhioni.
Hai imparato a fischiare e a pattinare, hai provato il terrore di scivolare su una montagna innevata.
Sei dolce e generosa ma continui a sgridare papà per il suo disordine e stai diventando una piccola suocera che monitora le nostre uscite serali, esprimendo tutto il tuo disappunto.
Hai istituito il "confessionale" alla sera quando, comoda e calda nel tuo lettino, decidi di snocciolare tutte le tue strane domande e curiosità. Ma è anche il momento delle coccole in esclusiva e dei racconti della giornata, il tutto accompagnato dal rumore pieno del russare di tua sorella.
Stamattina sei stata svegliata dalla vocina di Lalli e insieme siete venute nel lettone, come nei giorni di festa, poi mentre la mamma si vestiva e papà preparava la colazione vi siete messe a giocare nascondendovi tra le coperte e ridendo con la vostra risata tintinnante.
Così ho pensato che era stato davvero un risveglio speciale, degno di un giorno di festa!
lunedì 24 febbraio 2014
Diverse, uguali
A guadarvi vicine sembrate quasi gemelle: stesso naso piccolo e morbido, stessa pelle liscia, la stessa luce furbetta negli occhi; Uguali, mentre dormite a pancia in giù con una mano sotto la guancia e l'altro braccio intorno ad un pupazzo, amato e strapazzato.
Uguali quando ridete, quando vi arrabbiate, quando fate le maestre ai vostri bambolotti; Quando volete raccontare la giornata all'asilo, quando vi schizzate l'acqua nel bagnetto e quando volete dimostrare di essere grandi e autonome.
A guardarvi bene si scopre che siete però tanto diverse: una timida, l'altra la regina del palcoscenico, una coscienziosa e ligia al dovere, l'altra un po' ribelle e cocciuta.
Una alta e magra, si muove leggera su due gambe sottili, l'altra ancora avvolta in un corpo mordido, con i piedi cicciotti e le guance ripiene.
Diverse nel modo di chiedere attenzioni e coccole, diverse nel pianto; Una dormigliona, l'altra con la sveglia incorporata, una appassionata di George e l'altra della sorellona Peppa;
Diverse nell'affrontare paure, novità, cambiamenti, nel vivere la quotidianità, nello stare in mezzo alla gente.
Siete così differenti da diventare quasi complementari.
Vi auguro di affrontare il mondo sempre così, a braccetto, arrivando una dove l'altra fatica, in perfetta cordata, tendendovi sempre la mano, senza stancarvi di aspettarvi e incoraggiarvi a vicenda.
Senza stancarvi di guardarvi con quello sguardo complice che vi siete create e dal quale siamo tutti misteriosamente esclusi, senza smettere di chiamarvi, proprio come fate nelle mattine di festa, quando un lungo corridoio vi separa dal letto caldo di mamma e papà...che si riesce a raggiungere solo tenendovi per mano, sussurrando "vieni, piccola!"
Uguali quando ridete, quando vi arrabbiate, quando fate le maestre ai vostri bambolotti; Quando volete raccontare la giornata all'asilo, quando vi schizzate l'acqua nel bagnetto e quando volete dimostrare di essere grandi e autonome.
A guardarvi bene si scopre che siete però tanto diverse: una timida, l'altra la regina del palcoscenico, una coscienziosa e ligia al dovere, l'altra un po' ribelle e cocciuta.
Una alta e magra, si muove leggera su due gambe sottili, l'altra ancora avvolta in un corpo mordido, con i piedi cicciotti e le guance ripiene.
Diverse nel modo di chiedere attenzioni e coccole, diverse nel pianto; Una dormigliona, l'altra con la sveglia incorporata, una appassionata di George e l'altra della sorellona Peppa;
Diverse nell'affrontare paure, novità, cambiamenti, nel vivere la quotidianità, nello stare in mezzo alla gente.
Siete così differenti da diventare quasi complementari.
Vi auguro di affrontare il mondo sempre così, a braccetto, arrivando una dove l'altra fatica, in perfetta cordata, tendendovi sempre la mano, senza stancarvi di aspettarvi e incoraggiarvi a vicenda.
Senza stancarvi di guardarvi con quello sguardo complice che vi siete create e dal quale siamo tutti misteriosamente esclusi, senza smettere di chiamarvi, proprio come fate nelle mattine di festa, quando un lungo corridoio vi separa dal letto caldo di mamma e papà...che si riesce a raggiungere solo tenendovi per mano, sussurrando "vieni, piccola!"
martedì 18 febbraio 2014
Il cerchio della vita
Stamattina, prima di andare all'asilo, Marta e Marghe guardano il libro di Nemo.
Marghe: "Mamma, questa è la mamma del pesciolino?"
Mamma: "No, è il suo papà!"
Marghe: "E la sua mamma dov'è?"
Mamma: "La sua mamma non c'è..."
Marghe: "Perchè?"
Ecco, e mò come te lo spiego?
Marta: "Semplice: è andata in cielo, no?"
Marghe: "Perchè?"
Ma proprio stamattina dovevamo addentrarci nei discorsi del ciclo della vita? Sai, la natura a volte è crudele, ma deve fare il suo corso...Però come faccio a dirti che la mamma di un pesciolino così piccolo non c'è più? Che se la sono mangiata in un boccone?
Marta: " Se l'è mangiata quel pesce grande..."
Papà: "Si chiama Barracuda!"
Ehm, grazie caro, magari però non è il caso di aggiungere particolari a questa storia...lasciamola scivolare via senza soffermarci troppo, dai...
Marghe: "Ah..."
Ecco, adesso è li pensierosa...chissà se le verrà paura di perdere la sua mamma...proprio in questo periodo in cui all'asilo diventa triste e si mette a piangere, proprio lei che è sempre stata autonoma e sicura...adesso è in crisi....chissà se questa storia l'avrà turbata di più...
Marghe: "Ma...ma se l'è mangiata a pranzo o a colazione?"
Marghe: "Mamma, questa è la mamma del pesciolino?"
Mamma: "No, è il suo papà!"
Marghe: "E la sua mamma dov'è?"
Mamma: "La sua mamma non c'è..."
Marghe: "Perchè?"
Ecco, e mò come te lo spiego?
Marta: "Semplice: è andata in cielo, no?"
Marghe: "Perchè?"
Ma proprio stamattina dovevamo addentrarci nei discorsi del ciclo della vita? Sai, la natura a volte è crudele, ma deve fare il suo corso...Però come faccio a dirti che la mamma di un pesciolino così piccolo non c'è più? Che se la sono mangiata in un boccone?
Marta: " Se l'è mangiata quel pesce grande..."
Papà: "Si chiama Barracuda!"
Ehm, grazie caro, magari però non è il caso di aggiungere particolari a questa storia...lasciamola scivolare via senza soffermarci troppo, dai...
Marghe: "Ah..."
Ecco, adesso è li pensierosa...chissà se le verrà paura di perdere la sua mamma...proprio in questo periodo in cui all'asilo diventa triste e si mette a piangere, proprio lei che è sempre stata autonoma e sicura...adesso è in crisi....chissà se questa storia l'avrà turbata di più...
Marghe: "Ma...ma se l'è mangiata a pranzo o a colazione?"
sabato 15 febbraio 2014
Pieni e vuoti
Giornate vuote.
Giornate vuote da riempire a piacimento, giornate vuote e lente, giornate di libertà.
Tempo tutto mio, da inventare ma anche da lasciare passare, come capita, cogliendo le possibilità quando arrivano.
Tempo dilatato, goduto, tempo in solitaria, di passeggiate e pensieri densi, tempo in compagnia, coccolata da mamma e papà, tempo di chiacchiere fitte con le cugine, di risate con gli amici, di pranzi condivisi e dolci da assaggiare.
Intere mattinate in cucina a sperimentare, lunghe telefonate e proposte in cui buttarsi, libri finalmente letti senza rubare ore al sonno.
Tempo per sporcarsi le mani di pittura azzurra all'asilo con le bimbe, per sistemare un intero anno di foto negli album, tempo per riguardare lentamente quelle immagini e rendersi conto di come corre la vita.
Tempo di progetti, tempo per parlare e sognare insieme.
Tempo per guardarsi indietro e capire di non avere nessuna malinconia per quello che era, tempo per pensare al nuovo debutto...che si sta facendo aspettare.
Tempo che insegna ad apprezzare il vuoto, la calma, il silenzio, a guardarsi intorno con occhi più attenti.
Tempo che insegna a pazientare.
Giornate vuote da riempire a piacimento, giornate vuote e lente, giornate di libertà.
Tempo tutto mio, da inventare ma anche da lasciare passare, come capita, cogliendo le possibilità quando arrivano.
Tempo dilatato, goduto, tempo in solitaria, di passeggiate e pensieri densi, tempo in compagnia, coccolata da mamma e papà, tempo di chiacchiere fitte con le cugine, di risate con gli amici, di pranzi condivisi e dolci da assaggiare.
Intere mattinate in cucina a sperimentare, lunghe telefonate e proposte in cui buttarsi, libri finalmente letti senza rubare ore al sonno.
Tempo per sporcarsi le mani di pittura azzurra all'asilo con le bimbe, per sistemare un intero anno di foto negli album, tempo per riguardare lentamente quelle immagini e rendersi conto di come corre la vita.
Tempo di progetti, tempo per parlare e sognare insieme.
Tempo per guardarsi indietro e capire di non avere nessuna malinconia per quello che era, tempo per pensare al nuovo debutto...che si sta facendo aspettare.
Tempo che insegna ad apprezzare il vuoto, la calma, il silenzio, a guardarsi intorno con occhi più attenti.
Tempo che insegna a pazientare.
lunedì 10 febbraio 2014
Amarcord
Una sera ti ritrovi con quei vecchi compagni che hai lasciato 12 anni fa nel cortile della tua scuola; quelli con cui facevi ogni giorno cinque piani di scale a piedi e l'unica volta che hai usato l'ascensore ti sei presa una nota sul registro; alcuni amati, altri mal sopportati, alcuni ammirati, altri derisi con quel metro di giudizio fermo e severo, senza vie di mezzo, privo di compromessi quale è quello degli adolescenti.
Erano loro, i compagni con cui hai viaggiato a notte fonda su un treno piuttosto lurido durante l'unica gita in cinque anni di Liceo, quelli che avevano rubato il testo di un compito di storia per poi costituirsi alla prof il giorno successivo, quelli che scrivevano frasi poco gentili ai ragazzi del liceo artistico di fronte, mostrandole fieri dalle finestre; quelli che si nascondevano sotto il banco per non essere interrogati di fisica, che finivano i disegni nell'ora di inglese e studiavano filosofia nell'ora di italiano. Erano pieni di entusiasmo e fiducia, molti con le idee chiare su quello che il futuro doveva riservarci.
Li avevi incontrati già sei anni fa, tu grassa e ripiena, agli sgoccioli della tua gravidanza, guardata come un animale raro. Erano sempre loro, quasi tutti freschi di laurea o con un lavoro nuovo, ancora felici, forse meno entusiasti, ma sempre fiduciosi e convinti delle strade intraprese. Tu ti aggiravi goffa, felice, coccolata e un po' malinconica al pensiero di quello che avevi lasciato indietro e impaurita per ciò che si stava preparando.
Una sera ti ritrovi con quei vecchi compagni che nel frattempo sono emigrati, espatriati, sono donne in carriera o ancora alla ricerca di cosa voler fare da grandi; Li riconosci, sono sempre loro ma un po' cresciuti, ormai disincantati, alcuni soddisfatti, altri alla ricerca di un lavoro perfetto che non si trova mai.
Ma sono anche ragazze panciute e neopapà che parlano tutta la sera di coliche e pannolini, che ti guardano con invidia e incredulità chiedendoti se è vero che poi i bimbi crescono e si ricomincia a dormire, stupendosi del fatto che l'ansia da neonato l'hai vissuta anche tu ma ormai è solo un ricordo.
Adesso ti senti in un limbo sicuro, sei praticamente il guru della serata, serafica dispensatrice di consigli -almeno stavolta- richiestissimi.
Così ci saluta, raccomandandosi di non far passare altri sei anni.
E li qualcuno ti fa notare che tra tutto quel tempo tu potresti essere alle prese con una pre-adolescente, invischiata tra fidanzatini e le prime uscite pomeridiane, tra gli ormoni scatenati e umori altalenanti.
Un brivido ti pervade...lasciatemi nel mio limbo, sono appena uscita dal tunnel!
Questo post partecipa al blogstorming
Erano loro, i compagni con cui hai viaggiato a notte fonda su un treno piuttosto lurido durante l'unica gita in cinque anni di Liceo, quelli che avevano rubato il testo di un compito di storia per poi costituirsi alla prof il giorno successivo, quelli che scrivevano frasi poco gentili ai ragazzi del liceo artistico di fronte, mostrandole fieri dalle finestre; quelli che si nascondevano sotto il banco per non essere interrogati di fisica, che finivano i disegni nell'ora di inglese e studiavano filosofia nell'ora di italiano. Erano pieni di entusiasmo e fiducia, molti con le idee chiare su quello che il futuro doveva riservarci.
Li avevi incontrati già sei anni fa, tu grassa e ripiena, agli sgoccioli della tua gravidanza, guardata come un animale raro. Erano sempre loro, quasi tutti freschi di laurea o con un lavoro nuovo, ancora felici, forse meno entusiasti, ma sempre fiduciosi e convinti delle strade intraprese. Tu ti aggiravi goffa, felice, coccolata e un po' malinconica al pensiero di quello che avevi lasciato indietro e impaurita per ciò che si stava preparando.
Una sera ti ritrovi con quei vecchi compagni che nel frattempo sono emigrati, espatriati, sono donne in carriera o ancora alla ricerca di cosa voler fare da grandi; Li riconosci, sono sempre loro ma un po' cresciuti, ormai disincantati, alcuni soddisfatti, altri alla ricerca di un lavoro perfetto che non si trova mai.
Ma sono anche ragazze panciute e neopapà che parlano tutta la sera di coliche e pannolini, che ti guardano con invidia e incredulità chiedendoti se è vero che poi i bimbi crescono e si ricomincia a dormire, stupendosi del fatto che l'ansia da neonato l'hai vissuta anche tu ma ormai è solo un ricordo.
Adesso ti senti in un limbo sicuro, sei praticamente il guru della serata, serafica dispensatrice di consigli -almeno stavolta- richiestissimi.
Così ci saluta, raccomandandosi di non far passare altri sei anni.
E li qualcuno ti fa notare che tra tutto quel tempo tu potresti essere alle prese con una pre-adolescente, invischiata tra fidanzatini e le prime uscite pomeridiane, tra gli ormoni scatenati e umori altalenanti.
Un brivido ti pervade...lasciatemi nel mio limbo, sono appena uscita dal tunnel!
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