Aieie lo abbiamo chiamato perché così ci sembrava lo avessi definito con i tuoi primi balbettamenti.
Lui prima stava in una scatola a righe bianche e rosa, proprio come il suo pigiama, mentre tu stavi nella mia pancia.
Io tiravo il suo cappello e lui rispondeva con una piccola e lenta canzoncina che ancora adesso a sentirla mi sembra di tornare indietro di sei anni..
Chissà se lo sentivi e già sgranavi gli occhi come fai adesso quando senti qualcosa che ti incuriosisce, chissà se ti facevi cullare e ti abbandonavi ad una dormitina, chissà se ti immaginavi che sarebbe diventato il tuo amico inseparbile della notte, che l' avremmo infilato in valigia, che avrebbe assistito alle tue prime febbri, alle notti agitate dagli incubi, che avrebbe strizzato l' occhio al topolino del ciuccio e a quello dei denti che per ora con te si è già guadagnato la pensione dal tanto lavorare!
Chissà se ti saresti immaginata di addormentarti quasi ogni sera abbracciata a lui, incurante di quanti gradi ci fossero fuori e dentro il letto, di quante capriole in lavatrice gli avremmo fatto fare e quanti raggi di sole ci sarebbero voluti ogni volta per farlo asciugare bene, appeso per le orecchie..
Lui è sempre li, che sorride paziente da sopra il tuo letto, anche adesso da questo nuovo a casa della nonna R., in attesa di conoscere la casa nuova.
Lui sta tranquillo, anche se a volte lo strapazzi un po', anche se a volte lo abbandoni, lo schiacci, lo lanci o lo tiri per le orecchie..
Lui è li, pronto a farsi abbracciare da te anche domani, come ogni sera da sei anni a questa parte.
ma anche come Marta, Margherita e Matilde, i miei tre fiorellini e come Marco, il mio gigante buono!
lunedì 11 maggio 2015
giovedì 30 aprile 2015
Malinconia preventiva
Mi ricorderò delle tue paroline sussurrate all'orecchio mentre mi abbracci forte e mi dici "io voglio stare per sempre con te, sei la mamma del mio cuore", quando mi assisti durante le brevi, fulminee, sedute di trucco mattutino e mi passi soddisfatta il rossetto o l'ombretto azzurro con gli sberluccichi che ti piace tanto.
Mi ricorderò la tua faccia estatica quando mi guardi, amorata della mamma, se per caso ho messo una gonna al posto dei soliti jeans...quando mi accarezzi e mi dici che sono la tua mamma preferita (e vorrei vedere!)
Mi ricorderò le lotte che ho fatto tutte le mattine perchè vuoi il vestito grigio con il fiore e il pizzetto in fondo, la gonna fuschia o quella con il gatto, la giacca chiusa solo nei due bottoni di sopra come le ballerine -dici tu- o le scarpe da principessa.
Mi ricorderò anche il modo in cui ti fai conciare da tua sorella e tua cugina, con un vestito lungo e un velo fissato con il cerchietto: in quel modo sembri più una donna sarda in costume o una suora con il pizzo in testa piuttosto che una bella sposina ma si sa che l'immaginazione a volte fa miracoli...
Mi ricorderò di tutte queste cose e magari le farò leggere anche a te quando, tra una decina d'anni -ma forse meno, ahimè- sbufferai ad ogni mio richiamo, quando nel tuo cuore ci sarò ancora ma in compagnia di chissà quante amiche e fidanzatini, quando mi fregherai i trucchi o forse non ti truccherai per niente.
Mi ricorderò di quelle lotte mentre litigheremo per convincerti a mettere un vestito invece che quei pantaloni strappati o -peggio- ti rincorreremo per farti abbassare un po' una gonna fatta di troppa poca stoffa.
Mi ricorderò e sospirerò al pensiero di tutti quei bacini morbidi, delle coccole che ci siamo fatte, degli abbracci forti e delle fusa come i gatti.
Mi consolerò pensando che ci sono state e che torneranno.
...Ti auguro però di non stare per sempre con me ma di volare felice per la tua strada. E tornare, di tanto in tanto, a dirmi che sono sempre la tua mamma preferita.
Mi ricorderò la tua faccia estatica quando mi guardi, amorata della mamma, se per caso ho messo una gonna al posto dei soliti jeans...quando mi accarezzi e mi dici che sono la tua mamma preferita (e vorrei vedere!)
Mi ricorderò le lotte che ho fatto tutte le mattine perchè vuoi il vestito grigio con il fiore e il pizzetto in fondo, la gonna fuschia o quella con il gatto, la giacca chiusa solo nei due bottoni di sopra come le ballerine -dici tu- o le scarpe da principessa.
Mi ricorderò anche il modo in cui ti fai conciare da tua sorella e tua cugina, con un vestito lungo e un velo fissato con il cerchietto: in quel modo sembri più una donna sarda in costume o una suora con il pizzo in testa piuttosto che una bella sposina ma si sa che l'immaginazione a volte fa miracoli...
Mi ricorderò di tutte queste cose e magari le farò leggere anche a te quando, tra una decina d'anni -ma forse meno, ahimè- sbufferai ad ogni mio richiamo, quando nel tuo cuore ci sarò ancora ma in compagnia di chissà quante amiche e fidanzatini, quando mi fregherai i trucchi o forse non ti truccherai per niente.
Mi ricorderò di quelle lotte mentre litigheremo per convincerti a mettere un vestito invece che quei pantaloni strappati o -peggio- ti rincorreremo per farti abbassare un po' una gonna fatta di troppa poca stoffa.
Mi ricorderò e sospirerò al pensiero di tutti quei bacini morbidi, delle coccole che ci siamo fatte, degli abbracci forti e delle fusa come i gatti.
Mi consolerò pensando che ci sono state e che torneranno.
...Ti auguro però di non stare per sempre con me ma di volare felice per la tua strada. E tornare, di tanto in tanto, a dirmi che sono sempre la tua mamma preferita.
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Margherita,
Quello che non voglio dimenticare
giovedì 23 aprile 2015
Tempo beffardo
Ehi, Tempo. Si proprio tu, Tempo.
Parlo con te, che ti stai prendendo gioco di noi e corri, sfuggi, galoppi (o gòppoli, come direbbe Marghe) via.
Tu che hai reso interminabili le giornate di pioggia in casa con una neonata e una quasi duenne, che hai rallentato a dismisura il ticchettio delle lancette quando la sera dovevamo far passare quelle due infinite misere ore per vedere spuntare dalla porta la faccia stanca e contenta di papà, ogni giorno di ritorno da Milano. E come abbiamo fatto a sopravvivere in quel periodo io proprio non lo so.
Ehi, Tempo che ci hai tenuti a braccetto rallentando il passo in quei primi fatidici 40 giorni, sia la prima che la seconda volta, quando il sonno, la fatica e lo stordimento mi hanno trascinata in un gorgo di malinconia e impotenza. Quando la gente per strada mi diceva "goditele adesso che quando crescono è peggio" mentre io mi chiedevo cosa potesse esserci di peggio che trovarsi in quello stato, con un corpo da balena senza più la scusa della gravidanza e con il sonno cronico.
Vorrei andarli a prendere per le orecchie ora e dire che da quei primi 40 giorni è tutta discesa e che la dovrebbero smettere di spaventare povere neomamme spaurite.
E comunque parlavamo di te, Tempo.
Tempo beffardo che adesso scappi veloce e non ci lasci nemmeno lo spazio per aprire gli occhi e renderci conto di quello che viviamo, che le stai facendo allungare e diventare sempre più signorine, ogni giorno più sveglie e con la lingua pronta a cogliere le nostre contraddizioni, che fai lavorare quei cervellini alla velocità della luce e le rendi subito pronte a fare domande e cercare risposte convincenti.
Tempo beffardo, adesso che vorremmo che rallentassi, sfuggi.
Tempo beffardo, adesso che vorremmo tenerle piccole ce le fai crescere in un soffio.
Tempo, tempo monello -come direbbero loro- tra poco smetteranno di storpiare parole e non sentiremo più scappeggiare invece che posteggiare, ettere e ummeri al posto di lettere e numeri, paladoli come pomodori, dicere al posto di dire, ciuffarsi per tuffarsi, belico per ombelico, altobus e camiol
Caro tempo crudele e spietato, cercherò di godermele adesso, di correre loro dietro più veloce di te, cercherò di fermarmi qualche volta in più per cogliere quel momento che tu con la tua fretta vorresti rovinarmi e viverlo senza pensare a te, tempo beffardo.
Parlo con te, che ti stai prendendo gioco di noi e corri, sfuggi, galoppi (o gòppoli, come direbbe Marghe) via.
Tu che hai reso interminabili le giornate di pioggia in casa con una neonata e una quasi duenne, che hai rallentato a dismisura il ticchettio delle lancette quando la sera dovevamo far passare quelle due infinite misere ore per vedere spuntare dalla porta la faccia stanca e contenta di papà, ogni giorno di ritorno da Milano. E come abbiamo fatto a sopravvivere in quel periodo io proprio non lo so.
Ehi, Tempo che ci hai tenuti a braccetto rallentando il passo in quei primi fatidici 40 giorni, sia la prima che la seconda volta, quando il sonno, la fatica e lo stordimento mi hanno trascinata in un gorgo di malinconia e impotenza. Quando la gente per strada mi diceva "goditele adesso che quando crescono è peggio" mentre io mi chiedevo cosa potesse esserci di peggio che trovarsi in quello stato, con un corpo da balena senza più la scusa della gravidanza e con il sonno cronico.
Vorrei andarli a prendere per le orecchie ora e dire che da quei primi 40 giorni è tutta discesa e che la dovrebbero smettere di spaventare povere neomamme spaurite.
E comunque parlavamo di te, Tempo.
Tempo beffardo che adesso scappi veloce e non ci lasci nemmeno lo spazio per aprire gli occhi e renderci conto di quello che viviamo, che le stai facendo allungare e diventare sempre più signorine, ogni giorno più sveglie e con la lingua pronta a cogliere le nostre contraddizioni, che fai lavorare quei cervellini alla velocità della luce e le rendi subito pronte a fare domande e cercare risposte convincenti.
Tempo beffardo, adesso che vorremmo che rallentassi, sfuggi.
Tempo beffardo, adesso che vorremmo tenerle piccole ce le fai crescere in un soffio.
Tempo, tempo monello -come direbbero loro- tra poco smetteranno di storpiare parole e non sentiremo più scappeggiare invece che posteggiare, ettere e ummeri al posto di lettere e numeri, paladoli come pomodori, dicere al posto di dire, ciuffarsi per tuffarsi, belico per ombelico, altobus e camiol
Caro tempo crudele e spietato, cercherò di godermele adesso, di correre loro dietro più veloce di te, cercherò di fermarmi qualche volta in più per cogliere quel momento che tu con la tua fretta vorresti rovinarmi e viverlo senza pensare a te, tempo beffardo.
mercoledì 15 aprile 2015
Fughiamo ogni dubbio
"Mamma, a dieci anni si va a scuola o si sceglie il fidanzato?"
SI VA A SCUOLA, Marghe. Decisamente.
SI VA A SCUOLA, Marghe. Decisamente.
venerdì 10 aprile 2015
Beata innocenza!
"Mamma, se viene una sorellina nella tua pancia la chiamiamo Gelsomina?"
"Eh bhe, Marghe..non é che sia proprio un bel nome.."
"Ma si, come la bimba della storia che ci racconta la maestra, quella che si mette sempre le dita nel naso e poi le diventa come quello di un maiale!!!"
"Mi sembra un po' strano..ma quella filastrocca dei pagliacci ad un certo punto dice una parolaccia!"
"Una parolaccia? Figurati Marta, la maestra non può avervi insegnato una cosa del genere!"
"Si si mamma! Dice:fa un A -culo"
"un acuto, Marta. Dice fa un acuto!"
"Sai che all'asilo il mio amico F. mi chie de sempre se gli faccio vedere le tette?"
"Cosa?!?!??"
"Ma tanto io non ce l'ho..e quindi non gli faccio vedere niente!"
"Eh bhe, Marghe..non é che sia proprio un bel nome.."
"Ma si, come la bimba della storia che ci racconta la maestra, quella che si mette sempre le dita nel naso e poi le diventa come quello di un maiale!!!"
"Mi sembra un po' strano..ma quella filastrocca dei pagliacci ad un certo punto dice una parolaccia!"
"Una parolaccia? Figurati Marta, la maestra non può avervi insegnato una cosa del genere!"
"Si si mamma! Dice:fa un A -culo"
"un acuto, Marta. Dice fa un acuto!"
"Sai che all'asilo il mio amico F. mi chie de sempre se gli faccio vedere le tette?"
"Cosa?!?!??"
"Ma tanto io non ce l'ho..e quindi non gli faccio vedere niente!"
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quando la mamma sclera,
Quesiti esistenziali
lunedì 30 marzo 2015
Amico del mattino
Lo abbiamo scoperto per caso, una mattina andando all'asilo: fischiettava tranquillo sul bordo di un cancello e con la sua testa a scatti guardava un po' noi e un po' in giro.
Poi un'altra mattina vicino alla chiesa e ancora un' altra volta quasi dal portone del nostro palazzo.
Era li che osservava curioso quel lunedì che le bimbe sono uscite prima, qualche volta ci ha accompagnate con piccoli voletti fino a casa dei nonni.
Un giorno ha rischiato di finire sotto le ruote della nostra macchina ma una frenata provvidenziale gli ha permesso di scappare via.
Un pomeriggio ci ha scovate all'uscita della piscina e noi tutte stupite a chiederci come facesse a sapere che eravamo proprio li.
Ogni giorno si faceva trovare e salutare, ci guardava con quegli occhi curiosi e volava via prima di farsi avvicinare..
...lui, il merlo Pietro-come l'ha ribattezzato Margherita-riuscirà a trovare le sue due amiche che da una settimana non escono più dallo stesso portone ma corrono verso l'asilo da una strada diversa?
Poi un'altra mattina vicino alla chiesa e ancora un' altra volta quasi dal portone del nostro palazzo.
Era li che osservava curioso quel lunedì che le bimbe sono uscite prima, qualche volta ci ha accompagnate con piccoli voletti fino a casa dei nonni.
Un giorno ha rischiato di finire sotto le ruote della nostra macchina ma una frenata provvidenziale gli ha permesso di scappare via.
Un pomeriggio ci ha scovate all'uscita della piscina e noi tutte stupite a chiederci come facesse a sapere che eravamo proprio li.
Ogni giorno si faceva trovare e salutare, ci guardava con quegli occhi curiosi e volava via prima di farsi avvicinare..
...lui, il merlo Pietro-come l'ha ribattezzato Margherita-riuscirà a trovare le sue due amiche che da una settimana non escono più dallo stesso portone ma corrono verso l'asilo da una strada diversa?
mercoledì 18 marzo 2015
Addio, addio.
Addio casetta, prima culla della nostra neonata famiglia
Addio vista imprendibile come era scritto sull'annuncio del giornale, addio finestra grande della camera da letto che mi hai fatta innamorare, che ci hai regalato tramonti rosa e viola, fuochi d'artificio a fine anno e volo di rondini nelle sere di settembre
Addio poggiolo lungo nel quale le bimbe hanno passato i loro primi pomeriggi d'estate, su cui hanno imparato ad andare in bici e sui pattini. Addio poggiolo corto che hai ospitato le nostre cene, stretti stretti ma baciati dall'ultimo sole che si ciuffava dietro il monte
Addio corridoio odiato da noi grandi per tutto lo spazio sprecato ma amato dalle bimbe per le corse e le passeggiate con i passeggini, addio a te che hai assistito ai primi passi incerti, ai giochi divertenti con papà che camminava portandole nelle bustone di stoffa della spesa, una di qua e l'altra di là...e la mamma che, guardandole, invidiava molto tutto quel divertimento
Addio cucina, che hai assistito ai miei primi piatti bruciati, insipidi, troppo caldi, troppo freddi, che mi hai accompagnata nella preparazione delle innumerevoli torte, che sei stata invasa dal profumino del pane appena cotto di prima mattina.
Addio anche a te, senza rimpianto, bagno dalle piastrelle imbarazzanti, che hai assistito a infiniti cambi di pannolini, sveglie notturne, pipì nel vasino e cadute di dentini
Addio cameretta che all'inizio eri una sala e hai accolto i nostri ospiti prima che le voci chiassose si tramutassero in piccoli vagiti; Il divano che rendeva comode le nostre serate davanti alla tv ha dovuto fare spazio ad una culla e poi ad un lettino e poi a due; I primi mesi da mamma ad allattare nel silenzio della notte, guardando tutta quella vita che anche a notte fonda animava la strada, a spiare luci accese in lontananza e sentirsi meno sola immaginando dall'altra parte della finestra un'altra mamma assonnata con un piccolo fagotto affamato in braccio
Addio addio casa piena, allegra e chiassosa, addio silenzio serale scandito dai loro piccoli respiri pesanti, addio vicini molesti e permalosi, addio vicini gentili e premurosi
Addio ascensore che adesso ci mancherai già dopo la prima rampa a piedi, addio vento gelido ogni mattina dietro la curva della strada, addio uccellini che ci svegliavate con il vostro cinguettio
Addio ad un pezzo di vita
Addio, addio.
Addio vista imprendibile come era scritto sull'annuncio del giornale, addio finestra grande della camera da letto che mi hai fatta innamorare, che ci hai regalato tramonti rosa e viola, fuochi d'artificio a fine anno e volo di rondini nelle sere di settembre
Addio poggiolo lungo nel quale le bimbe hanno passato i loro primi pomeriggi d'estate, su cui hanno imparato ad andare in bici e sui pattini. Addio poggiolo corto che hai ospitato le nostre cene, stretti stretti ma baciati dall'ultimo sole che si ciuffava dietro il monte
Addio corridoio odiato da noi grandi per tutto lo spazio sprecato ma amato dalle bimbe per le corse e le passeggiate con i passeggini, addio a te che hai assistito ai primi passi incerti, ai giochi divertenti con papà che camminava portandole nelle bustone di stoffa della spesa, una di qua e l'altra di là...e la mamma che, guardandole, invidiava molto tutto quel divertimento
Addio cucina, che hai assistito ai miei primi piatti bruciati, insipidi, troppo caldi, troppo freddi, che mi hai accompagnata nella preparazione delle innumerevoli torte, che sei stata invasa dal profumino del pane appena cotto di prima mattina.
Addio anche a te, senza rimpianto, bagno dalle piastrelle imbarazzanti, che hai assistito a infiniti cambi di pannolini, sveglie notturne, pipì nel vasino e cadute di dentini
Addio cameretta che all'inizio eri una sala e hai accolto i nostri ospiti prima che le voci chiassose si tramutassero in piccoli vagiti; Il divano che rendeva comode le nostre serate davanti alla tv ha dovuto fare spazio ad una culla e poi ad un lettino e poi a due; I primi mesi da mamma ad allattare nel silenzio della notte, guardando tutta quella vita che anche a notte fonda animava la strada, a spiare luci accese in lontananza e sentirsi meno sola immaginando dall'altra parte della finestra un'altra mamma assonnata con un piccolo fagotto affamato in braccio
Addio addio casa piena, allegra e chiassosa, addio silenzio serale scandito dai loro piccoli respiri pesanti, addio vicini molesti e permalosi, addio vicini gentili e premurosi
Addio ascensore che adesso ci mancherai già dopo la prima rampa a piedi, addio vento gelido ogni mattina dietro la curva della strada, addio uccellini che ci svegliavate con il vostro cinguettio
Addio ad un pezzo di vita
Addio, addio.
giovedì 12 marzo 2015
Sei entrata qui
Sei entrata qui con il tuo bellissimo vestito color champagne (o almeno così ti avevano detto si chiamasse quel colore non perfettamente bianco), in braccio al tuo fresco marito tra gli sguardi pettegoli e curiosi delle tue neo-vicine di sopra; ne uscirai in maniera molto meno romantica, con in mano scatole e sacchetti, probabilmente qualcuno anche di rumenta.
Sei entrata qui e pensavi di saper fare (quasi) tutto...ma un marito esigente ti ha smontato le certezze culinarie facendoti imparare il giusto ordine con cui si aggiungono gli ingredienti durante la preparazione del sugo, la lavatrice ti ha restituito asciugamani multicolori, maglie ristrette, calzini spaiati, il ferro da stiro ha vinto la sua battaglia e ancora non sai impiegare meno di 20 minuti per stirare una camicia, la pentola a pressione ti ha convinta che non è proprio il caso di cuocerci i fagioli dentro se non vuoi ritrovarteli sparsi per tutta la cappa dopo l'esplosione della valvola di sicurezza.
Però consolati: ora sei molto più veloce a fare tutto e sai calcolare benissimo il tempo che ci vorrà a fare le faccende da brava massaia così da non rimanere più con gli stracci in mano e gli ospiti alla porta.
Sei entrata e l'ansia da prestazione ti pervadeva ogni volta che c'era qualcuno a cena, avevi bisogno di vari giorni di preavviso e il menù era studiato e calcolato nei minimi dettagli. Ora butti una tovaglia e qualche piatto, improvvisi un polpettone con molto formaggio che dà il buon sapore, con il minimo sforzo ti godi la vita.
Sei entrata e non sapevi se e quando saresti diventata mamma, non sapevi se mai sarebbe arrivata una femmina, come tanto desideravi: hai scoperto che la vita a volte si diverte a prendersi gioco di te ("piuttosto che non averne preferirei arrivassero in un momento "sbagliato") ma che quella frase la ripeteresti un milione di volte ancora e che non c'è stato momento migliore di quello.
Esci da questa casa preceduta da due piccole donnine che canticchiano e sorridono sempre, che ancora giocano a chiamare l'ascensore con la voce, che fanno a gara per accendere la luce nelle scale, che giocano davanti allo specchio del portone facendo le facce buffe.
Sei entrata qui ed era tutto silenzioso, ordinato, preciso. Esci adesso e ti porti dietro una bella confusione.
Siete entrati in due e non sapevate quanto tempo ci avreste passato, dopo sette anni uscite in quattro ma non passerà giorno, credo, che dalla strada lo sguardo non si alzi verso queste finestre.
Sei entrata qui e pensavi di saper fare (quasi) tutto...ma un marito esigente ti ha smontato le certezze culinarie facendoti imparare il giusto ordine con cui si aggiungono gli ingredienti durante la preparazione del sugo, la lavatrice ti ha restituito asciugamani multicolori, maglie ristrette, calzini spaiati, il ferro da stiro ha vinto la sua battaglia e ancora non sai impiegare meno di 20 minuti per stirare una camicia, la pentola a pressione ti ha convinta che non è proprio il caso di cuocerci i fagioli dentro se non vuoi ritrovarteli sparsi per tutta la cappa dopo l'esplosione della valvola di sicurezza.
Però consolati: ora sei molto più veloce a fare tutto e sai calcolare benissimo il tempo che ci vorrà a fare le faccende da brava massaia così da non rimanere più con gli stracci in mano e gli ospiti alla porta.
Sei entrata e l'ansia da prestazione ti pervadeva ogni volta che c'era qualcuno a cena, avevi bisogno di vari giorni di preavviso e il menù era studiato e calcolato nei minimi dettagli. Ora butti una tovaglia e qualche piatto, improvvisi un polpettone con molto formaggio che dà il buon sapore, con il minimo sforzo ti godi la vita.
Sei entrata e non sapevi se e quando saresti diventata mamma, non sapevi se mai sarebbe arrivata una femmina, come tanto desideravi: hai scoperto che la vita a volte si diverte a prendersi gioco di te ("piuttosto che non averne preferirei arrivassero in un momento "sbagliato") ma che quella frase la ripeteresti un milione di volte ancora e che non c'è stato momento migliore di quello.
Esci da questa casa preceduta da due piccole donnine che canticchiano e sorridono sempre, che ancora giocano a chiamare l'ascensore con la voce, che fanno a gara per accendere la luce nelle scale, che giocano davanti allo specchio del portone facendo le facce buffe.
Sei entrata qui ed era tutto silenzioso, ordinato, preciso. Esci adesso e ti porti dietro una bella confusione.
Siete entrati in due e non sapevate quanto tempo ci avreste passato, dopo sette anni uscite in quattro ma non passerà giorno, credo, che dalla strada lo sguardo non si alzi verso queste finestre.
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Quello che non voglio dimenticare,
ricordi
lunedì 9 marzo 2015
Questione di coordinazione
Mattina presto.
La mamma si cambia e Marghe si intrufola zitta zitta in camera.
Nota subito che la biancheria della mamma non è assolutamente "coordinata" e, con le sue solite manine a paletta esclama: "ma mamma! il sopra e il sotto devi metterli dello stesso colore!"
Questa non l'ha presa certo da me.
La mamma si cambia e Marghe si intrufola zitta zitta in camera.
Nota subito che la biancheria della mamma non è assolutamente "coordinata" e, con le sue solite manine a paletta esclama: "ma mamma! il sopra e il sotto devi metterli dello stesso colore!"
Questa non l'ha presa certo da me.
mercoledì 4 marzo 2015
Ore contate
"Mamma, quanto manca alla nonna bis?"
"Quanto manca in che senso, Marta?"
"Quanto manca a che vada in cielo?"
"Quanto manca in che senso, Marta?"
"Quanto manca a che vada in cielo?"
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