mercoledì 28 agosto 2013

Ricordi estivi: vacanze al campo

Per sette anni le mie vacanze sono state scandite anche dal campo estivo, prima nei Lupetti e poi in Reparto.
Si dice che l'ultimo campo è sempre il più bello, forse sull'onda dell'entusiasmo per le emozioni vissute poco prima; Se devo però pensare al più bel campo devo dire che è stato il primo.
Ricordo ancora la paura e la malinconia che mi presero qualche giorno prima della partenza: con mia mamma sul poggiolo iniziai a piagnucolare. Lei mi disse, con mia grande sorpresa, che anche lei da piccola era stata ai campi ACR e che prima di partire era molto triste ma quando il campo era giunto all'ultimo giorno non sarebbe mai voluta venir via.
Non so se questa frase fosse vera comunque bastò per rincuorarmi (Anche la mamma che è graaande ha avuto paura?!?) così presi il quaderno di caccia e mi preparai una pagina al giorno da completare tipo diario e, in fondo, il conto alla rovescia per la fine del campo: successe proprio come alla mamma...una volta ambientata non sarei più voluta tornare a casa!
Di quell'esperienza ricordo le lacrime soffocate nel cuscino i primi giorni al canto serale dell'Ula Ula, il sostegno con mia cugina, anche lei alla prima esperienza fuori casa; Il nostro caposestiglia che, approfittando del fatto che noi eravamo "innamorate" di lui ( a 9 anni!) ci sfruttava facendoci lavare la sua gavetta e appioppandoci vari altri compiti che noi, con i cuoricini negli occhi, eseguivamo solerti..
Ricordo il vero terrore per il mio primo gioco notturno, il divertimento della giornata al contrario in cui si faceva colazione con riso e insalata di mozzarella e pomodori, e si proseguiva tutto al rovescio
(tutte cose che adesso non si fanno più per non turbare le povere creature), prati enormi, scorpacciate di ciliegie, la scoperta del famigerato patatonno che se non l'hai mai mangiato non sei stato un bambino abbastanza felice, le Messe in mezzo ai campi, le sere fino a tardi intorno al fuoco...
Del reparto ricordo lo stupore, la fatica e la soddisfazione di vivere dieci giorni senza tutte le comodità a cui ero abituata (quando tornai a casa la prima volta feci un salto allo squillo del telefono..), la gioia di costruirsi un tavolo su cui mangiare e dei fornelli con cui cucinare; l'orrore di avere un bosco come bagno e un fiume ghiacciato come doccia; la stanchezza per il fatto di non fermarsi quasi mai, le angurie divorate, i nodi da imparare, gli impegni da rispettare, le olimpiadi, momento in assoluto da me preferito...
La missione di squadriglia in cui affrontavamo da sole una gita fino ad posto stabilito, cartina alla mano e...soldi nascosti dentro il reggiseno per comprare tutti quei paciughi che erano assolutamente vietati al campo (pensavamo che se anche i capi ci avessero perquisite non avrebberro mai potuto infilare le mani lì!)
Signore gentili che ci aspettavano alla fine del sentiero per ospitarci in casa loro in cambio di qualche servizio e che ci ricoprivano di dolci e manicaretti; la sfida di dormire qualche notte all'addiaccio su un prato e imparare a riconoscere alcune costellazioni...

Non credo sarei in grado ora di affontare dieci giorni così, come facevo a 14 anni...ma sono state esperienze che, se non avessi fatto parte degli scout, non avrei mai vissuto.

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