9 I mesi che siamo rimasti da soli
2 Le case che abbiamo abitato
6 Gli anni che abbiamo impiegato per esserci tutti
3 Le nostre bellissime bimbe
7 Le ore che siamo riusciti a ritagliarci oggi per una gita da soli sui monti
4 I lavori che hai cambiato
5 Le auto che abbiamo avuto (due della ditta, una prestata, due proprio nostre)
100 e più, le volte che siamo riusciti a perdonaci
10 Le persone fondamentali che ci hanno aiutato ad arrivare fino a qui, ai nostri primi, pienissimi, faticosi, gioiosi 10 anni!
ma anche come Marta, Margherita e Matilde, i miei tre fiorellini e come Marco, il mio gigante buono!
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giovedì 24 maggio 2018
martedì 24 aprile 2018
Stanchi ma felici
Stanchi.
Siamo noi che corriamo sempre, che non diciamo (quasi) mai di no e poi ci lamentiamo dei nostri weekend troppo pieni, che incastriamo appuntamenti, facciamo tardi davanti al computer, che certi giorni non riusciamo nemmeno a parlarci e ci telefoniamo in pausa pranzo per dirci le cose importanti, che stasera ci siamo incrociati sulle scale: io correvo in Farmacia per il solito cambio delle promozioni, tu tornavi dalla trasferta a Milano. Sono arrivata affamata e stanca ma tu ora dormi sul divano...
Felici però.
Perché domani faremo una gita sui monti con le nostre bimbe e gli amici, perché il prossimo weekend saremo lontano da casa per due giorni diversi dal solito, perché tra un mese esatto saranno dieci anni che siamo una famiglia.
Saranno dieci anni che corriamo. Felici e stanchi.
Siamo noi che corriamo sempre, che non diciamo (quasi) mai di no e poi ci lamentiamo dei nostri weekend troppo pieni, che incastriamo appuntamenti, facciamo tardi davanti al computer, che certi giorni non riusciamo nemmeno a parlarci e ci telefoniamo in pausa pranzo per dirci le cose importanti, che stasera ci siamo incrociati sulle scale: io correvo in Farmacia per il solito cambio delle promozioni, tu tornavi dalla trasferta a Milano. Sono arrivata affamata e stanca ma tu ora dormi sul divano...
Felici però.
Perché domani faremo una gita sui monti con le nostre bimbe e gli amici, perché il prossimo weekend saremo lontano da casa per due giorni diversi dal solito, perché tra un mese esatto saranno dieci anni che siamo una famiglia.
Saranno dieci anni che corriamo. Felici e stanchi.
mercoledì 24 maggio 2017
A noi
Auguri a noi che nove anni fa, a quest' ora, ci salutavamo emozionati sui gradini della nostra chiesa.
Auguri a noi che siamo diversi e uguali, che ci siamo migliorati e ci siamo contagiati con i reciproci difetti.
Auguri a noi che abbiamo scoperto nuove passioni insieme: i formaggi puzzolenti, il sushi, la pasta al dente, il gelato mangiato in silenzio dopo aver messo a letto le bimbe.
Auguri a te che sopporti i miei sfoghi, che cerchi di star dietro alle mie giornate caotiche, che in questi anni ti sei sforzato di diventare un po' più ordinato (anche se la strada è ancora lunga!)
Auguri a me che sono tormentata dai tuoi cassetti aperti e le luci lasciate accese, che ho imparato ad aspettare i tuoi silenzi e che ormai faccio il conto alla rovescia per il mio anello dei dieci anni (e che cos'è un anno di attesa dopo averne aspettati nove?)
Auguri a noi che abbiamo riempito questo tempo di strilli e vocine, chiacchiere, risate e canzoni, di piedini, pancine e guanciotte da sbaciucchiare; lo abbiamo riempito di fatica e pensieri...Ma tutto proporzionato alla gioia!
Auguri a noi che siamo diversi e uguali, che ci siamo migliorati e ci siamo contagiati con i reciproci difetti.
Auguri a noi che abbiamo scoperto nuove passioni insieme: i formaggi puzzolenti, il sushi, la pasta al dente, il gelato mangiato in silenzio dopo aver messo a letto le bimbe.
Auguri a te che sopporti i miei sfoghi, che cerchi di star dietro alle mie giornate caotiche, che in questi anni ti sei sforzato di diventare un po' più ordinato (anche se la strada è ancora lunga!)
Auguri a me che sono tormentata dai tuoi cassetti aperti e le luci lasciate accese, che ho imparato ad aspettare i tuoi silenzi e che ormai faccio il conto alla rovescia per il mio anello dei dieci anni (e che cos'è un anno di attesa dopo averne aspettati nove?)
Auguri a noi che abbiamo riempito questo tempo di strilli e vocine, chiacchiere, risate e canzoni, di piedini, pancine e guanciotte da sbaciucchiare; lo abbiamo riempito di fatica e pensieri...Ma tutto proporzionato alla gioia!
lunedì 20 febbraio 2017
Di cinema, bugie e anni che passano
Era il 2003, ed era venerdì.
All'inizio uscivamo il venerdì, anzi solo il venerdì.
Ci incontravamo a metà settimana, verso le due alla fermata dell'autobus -ognuno aveva lezione all'università- e, dopo tanti tentativi, lui era riuscito a strapparmi un innocuo appuntamento per andare al cinema.
Mi aveva prestato questo enorme libro, la sua passione, che io avevo letto quasi tutto, sorvolando sulle minuziose descrizione delle battaglie, incespicando sui nomi e i personaggi, tanti e tutti simili secondo me, tralasciando le lunghe descrizioni di paesaggi e ambienti...
Alla fine mi era toccato pure il film.
La futura suocera gongolava perché finalmente lui si era deciso ad invitarmi al cinema, senza sapere che l'invito pendeva già da settimane ed ero io che cercavo di rimandare...Lei aveva capito tutto da tempo, osservandolo dalla finestra, mentre gli autobus passavano e lui stava sempre lì, paziente, ad aspettare che io arrivassi, a volte in orario, a volte in ritardo.
E io non capivo perché lei mi mettesse tanta fretta, se ne avessi perso uno ne avrei preso un altro...
Così quel pomeriggio uscimmo e dopo tre lunghissime ore di battaglie e scontri dovetti anche mentire con un sorriso..."mi è piaciuto un sacco!"
Però il biglietto di quel film dorme ancora ben conservato nel portafoglio e qualche volta fa capolino per ricordarmi da dove siamo partiti, quattordici anni fa!
All'inizio uscivamo il venerdì, anzi solo il venerdì.
Ci incontravamo a metà settimana, verso le due alla fermata dell'autobus -ognuno aveva lezione all'università- e, dopo tanti tentativi, lui era riuscito a strapparmi un innocuo appuntamento per andare al cinema.
Mi aveva prestato questo enorme libro, la sua passione, che io avevo letto quasi tutto, sorvolando sulle minuziose descrizione delle battaglie, incespicando sui nomi e i personaggi, tanti e tutti simili secondo me, tralasciando le lunghe descrizioni di paesaggi e ambienti...
Alla fine mi era toccato pure il film.
La futura suocera gongolava perché finalmente lui si era deciso ad invitarmi al cinema, senza sapere che l'invito pendeva già da settimane ed ero io che cercavo di rimandare...Lei aveva capito tutto da tempo, osservandolo dalla finestra, mentre gli autobus passavano e lui stava sempre lì, paziente, ad aspettare che io arrivassi, a volte in orario, a volte in ritardo.
E io non capivo perché lei mi mettesse tanta fretta, se ne avessi perso uno ne avrei preso un altro...
Così quel pomeriggio uscimmo e dopo tre lunghissime ore di battaglie e scontri dovetti anche mentire con un sorriso..."mi è piaciuto un sacco!"
Però il biglietto di quel film dorme ancora ben conservato nel portafoglio e qualche volta fa capolino per ricordarmi da dove siamo partiti, quattordici anni fa!
venerdì 20 novembre 2015
Un po' stanchino
Sera, ora di cena, tutti intorno al tavolo e chi più chi meno accusiamo la settimana appena trascorsa.
La mamma sta già programmando ora per ora tutto il weekend, persino le bimbe sono silenziose, troppo intente a finire la Cena per poi rifugiarsi presto a letto.
E poi c'è lui, naturalmente silenzioso sopratutto dopo un'intera giornata di lavoro in mezzo a colleghi e telefonate.
Naturalmente silenzioso, troppo silenzioso.
Mamma: "Allora tutto bene? "
Papà: "Mmm Mmm"
Mamma: "ma com'è che sei così assente? È successo qualcosa in ufficio, sei preoccupato per qualcosa, hai saputo qualcosa di brutto???"
Papà: "ma no, stai tranquilla non ho niente! Sono solo un po' stanchino"
Marghe si risveglia dal suo torpore: "eh va beh papà, alla sera siamo tutti un po' stanchi!!!"
La mamma sta già programmando ora per ora tutto il weekend, persino le bimbe sono silenziose, troppo intente a finire la Cena per poi rifugiarsi presto a letto.
E poi c'è lui, naturalmente silenzioso sopratutto dopo un'intera giornata di lavoro in mezzo a colleghi e telefonate.
Naturalmente silenzioso, troppo silenzioso.
Mamma: "Allora tutto bene? "
Papà: "Mmm Mmm"
Mamma: "ma com'è che sei così assente? È successo qualcosa in ufficio, sei preoccupato per qualcosa, hai saputo qualcosa di brutto???"
Papà: "ma no, stai tranquilla non ho niente! Sono solo un po' stanchino"
Marghe si risveglia dal suo torpore: "eh va beh papà, alla sera siamo tutti un po' stanchi!!!"
lunedì 27 ottobre 2014
Tra me e te
Tanti anni fa, noi due, una delle nostre lunghe gite in una giornata calda d'estate, rubata allo studio e al lavoro.
Una macchina piccola, riempita delle note dei tuoi cantanti preferiti, troppo nostalgici e pessimisti per i miei gusti.
Uno zaino grande portato fino in cima a quella montagna, uno zaino dal quale sono usciti un fornelletto, gli spiedini, l'olio, il vino e il sale. Tu che cucinavi per me e io incredula ti guardavo per capire se eri matto o speciale.
Tanti racconti di noi che credevamo ormai di conoscerci bene ma non sapevamo quanta parte dei nostri due universi era ancora sconosciuta e quanto tempo ci sarebbe voluto (ci vorrà?) per conoscerla tutta.
Tanti anni dopo la stessa gita, lo stesso gusto nel camminare, ma questa volta seguiti da altri quattro piedini. Una domenica rubata ai pensieri del lavoro, una macchina che adesso è grande e risuona delle canzoni dello Zecchino d'oro.
Due zaini pieni di cose buone per quelle pancine affamate, macchinine da far correre sul prato di quella montagna e piccole felpe.
Il bosco pieno delle domande serie di una bimba grande e dei racconti buffi di una piccola che ora è una fatina, ora una farfalla, ora una principessa che deve alzare un po' il vestito per salire il gradino.
Un segnavia fatto da due cerchi che diventano gli occhietti dell'albero, della pietra, del muretto a secco.
Dieci anni separano una giornata d'estate da quella di inizio autunno.
Tu sei sempre avanti e io ti seguo, ma tra me e te ora camminano le nostre bambine.
Una macchina piccola, riempita delle note dei tuoi cantanti preferiti, troppo nostalgici e pessimisti per i miei gusti.
Uno zaino grande portato fino in cima a quella montagna, uno zaino dal quale sono usciti un fornelletto, gli spiedini, l'olio, il vino e il sale. Tu che cucinavi per me e io incredula ti guardavo per capire se eri matto o speciale.
Tanti racconti di noi che credevamo ormai di conoscerci bene ma non sapevamo quanta parte dei nostri due universi era ancora sconosciuta e quanto tempo ci sarebbe voluto (ci vorrà?) per conoscerla tutta.
Tanti anni dopo la stessa gita, lo stesso gusto nel camminare, ma questa volta seguiti da altri quattro piedini. Una domenica rubata ai pensieri del lavoro, una macchina che adesso è grande e risuona delle canzoni dello Zecchino d'oro.
Due zaini pieni di cose buone per quelle pancine affamate, macchinine da far correre sul prato di quella montagna e piccole felpe.
Il bosco pieno delle domande serie di una bimba grande e dei racconti buffi di una piccola che ora è una fatina, ora una farfalla, ora una principessa che deve alzare un po' il vestito per salire il gradino.
Un segnavia fatto da due cerchi che diventano gli occhietti dell'albero, della pietra, del muretto a secco.
Dieci anni separano una giornata d'estate da quella di inizio autunno.
Tu sei sempre avanti e io ti seguo, ma tra me e te ora camminano le nostre bambine.
lunedì 16 giugno 2014
Sarà
Sarà la routine, sarà la stanchezza, saranno gli anni passati insieme che ormai hanno due cifre e ci stupiscono ogni volta che ci pensiamo, saranno i lavori nuovi che assorbono tempo ed energie mentali, saranno le bimbe, sarà la gestione della casa, saranno gli impegni e gli inviti che nascono come funghi, sarà la nostra vita nel frullatore, sarà che ogni attimo vuoto dev'essere ingozzato di cose da fare.
Sarà che a volte non ci si fa più caso, che a volte ci si dimentica, ci si perde un po' di vista, sarà che a volte ci si sfiora correndo, sarà che ci sono periodi che non ci si ferma a guardarsi negli occhi.
Sarà che siamo entrati nel settimo anno di matrimonio...e si sa che al settimo c'è la famosa crisi.
Sarà...
Ma un pomeriggio di pioggia, chiusi in casa senza idee nè spirito d'avventura, assonnati e un po' annoiati lui fa una domanda che mi spiazza, mi stupisce e mi lascia nell'indecisone più incredula:
"Preferisci che metto a posto la dispensa o dò una ripulita a tutta quella roba vecchia imboscata là dietro?"
Ecco è in questi momenti che la folgorazione arriva, che la patina di routine viene soffiata via in un attimo.
In questi momenti capisci quanto sei stata distratta.
In questi momenti capisci perchè lo hai sposato!
Sarà che a volte non ci si fa più caso, che a volte ci si dimentica, ci si perde un po' di vista, sarà che a volte ci si sfiora correndo, sarà che ci sono periodi che non ci si ferma a guardarsi negli occhi.
Sarà che siamo entrati nel settimo anno di matrimonio...e si sa che al settimo c'è la famosa crisi.
Sarà...
Ma un pomeriggio di pioggia, chiusi in casa senza idee nè spirito d'avventura, assonnati e un po' annoiati lui fa una domanda che mi spiazza, mi stupisce e mi lascia nell'indecisone più incredula:
"Preferisci che metto a posto la dispensa o dò una ripulita a tutta quella roba vecchia imboscata là dietro?"
Ecco è in questi momenti che la folgorazione arriva, che la patina di routine viene soffiata via in un attimo.
In questi momenti capisci quanto sei stata distratta.
In questi momenti capisci perchè lo hai sposato!
lunedì 10 marzo 2014
Di lavoro, ricordi e speranze inattese
Una mattina di sole, alle soglie della primavera passeggio per le strade del centro e mi raggiunge un ricordo. Mi rivedo seduta su una di quelle panchine gelide, imbaccuccata nella sciarpa mentre addento un panino e ti aspetto, al freddo.
Aspetto che tu scenda ed esca da quel portone, aspetto quei venti minuti di pausa in cui scambiare due chiacchere e poi riprendere ognuno una direzione diversa, io ancora verso le lezioni all'università e tu già al lavoro, il tuo primo, quello che forse hai fatto gratis per un paio di mesi prima di iniziare a fare sul serio.
Quanti bivii, quante scelte da quel momento, quante valigie, aerei, trasferte, reperibilità notturne, quante feste interrotte dal telefono che squillava, quanti colleghi e posti nuovi hai conosciuto, quanti cibi strani hai provato, quante colazioni ti sei gustato seppur in solitaria...
Quante telefonate ad ore impensabili e squilli per dirmi che eri partito o eri arrivato.
Hai dovuto cambiare e ricominciare, fermarti e ripartire.
Adesso un altro cambiamento è alle porte, arrivato rapido e inatteso.
Adesso forse è di nuovo ora di ricominciare.
Spero che questa sia la tua meritata quiete.
Aspetto che tu scenda ed esca da quel portone, aspetto quei venti minuti di pausa in cui scambiare due chiacchere e poi riprendere ognuno una direzione diversa, io ancora verso le lezioni all'università e tu già al lavoro, il tuo primo, quello che forse hai fatto gratis per un paio di mesi prima di iniziare a fare sul serio.
Quanti bivii, quante scelte da quel momento, quante valigie, aerei, trasferte, reperibilità notturne, quante feste interrotte dal telefono che squillava, quanti colleghi e posti nuovi hai conosciuto, quanti cibi strani hai provato, quante colazioni ti sei gustato seppur in solitaria...
Quante telefonate ad ore impensabili e squilli per dirmi che eri partito o eri arrivato.
Hai dovuto cambiare e ricominciare, fermarti e ripartire.
Adesso un altro cambiamento è alle porte, arrivato rapido e inatteso.
Adesso forse è di nuovo ora di ricominciare.
Spero che questa sia la tua meritata quiete.
martedì 10 dicembre 2013
E all'improvviso quel silenzio tra noi...
Il tema di questo mese su genitori crescono è "comunichiamo".
Appena l'ho letto ho avuto subito ben chiaro quale aspetto trattare...la comunicazione tra lui, silenzioso e riflessivo e me, impulsiva e decisamente logorroica.
Sarà che io vengo da una famiglia in cui ogni problema, questione, dubbio veniva sviscerato e analizzato con dovizia di particolari, mentre in casa sua (forse anche per la netta prevalenza di uomini) si parla lo stretto indispensabile, anzi a volte anche meno!
Si capisce quindi come questo sia uno dei motivi che ci ha portato da sempre a litigare: Se lui è preoccupato, pensieroso, arrabbiato diventa silenzioso, limitando al minimo le occasioni di farsi sfuggire una parola di troppo, cosa che potrebbe scatenare una mia reazione (negativa, ovviamente!)
Se invece sono io quella preoccupata, divento un fiume di parole impossibile da trattenere...e questo scatena -prima o poi- una sua reazione negativa.
Per me è un modo non solo per sfogarmi ma anche per dare forma a certi pensieri che solo rimuginati (silenziosamente) tra me e me non appaiono così chiari come diventano una volta esternati; Inoltre i suoi consigli sono sempre abbastanza razionali e tranquillizzanti quindi per me è proprio un modo per chiedere e ottenere aiuto.
Nel caso in cui io sia arrabbiata invece l'istinto è quello di "mettere su il muso". Il problema è che lui spesso neanche se ne accorge quindi io passo ore intere a cercare di mandare un qualche disperato segnale per fargli capire senza parole che sono arrabbiata...ma senza successo. L'unico indizio del mio stato d'animo cupo viene blandamente percepito dopo svariato tempo quando, insospettito dal prolungato silenzio, inizia a capire che qualcosa non va.
La convivenza ci ha costretti a rivedere entrambi le modalità di comunicazione del "disagio" tra noi perchè ovviamente, vivendo insieme, non si può pensare di stare zitti, offesi o immersi ognuno nei propri pensieri giorni interi; D'altra parte, sopratutto con le bimbe presenti, non possiamo neanche dare sfogo a tutto quello che ci passa per la testa.
Con il tempo ci siamo allenati a comunicarci di essere arrabbiati ma preferendo (quando riusciamo!) parlarne in un secondo momento, quando la rabbia iniziale è sbollita ed evitando così di dirci cattiverie gratuite; magari dopo averci pensato ancora meglio (e aver fatto anche un po' di mea culpa) in modo da arrivare al momento dello "scontro" sempre carichi ma più obiettivi. In questo modo riusciamo a dirci quello che ci ha ferito eliminando, per quanto possibile, quelle parole e atteggiamenti che vengono ingigantiti dal "fervore" iniziale.
Per me è stata ed è ancora adesso, in certe occasioni, una grossa fatica il cercare di frenarmi e rispettare i suoi tempi e i suoi silenzi; ho visto però che quando riusciamo a mettere in atto questo trucco il litigio diventa veramente costruttivo...(Dico "riusciamo" perchè anche a lui a volte viene l'istinto di svuotare il sacco subito).
Credo che il modo migliore per porre fine ad un litigio l'abbia però trovato lui: Quando, dopo aver enunciato tutte le mie ragioni, con aria di sfida gli chiedo: "Allora? Cosa mi rispondi?" con la speranza che dalla sua bocca esca qualche appiglio per la mia seconda e più prolissa arringa lui risponde, con faccia serafica: "Hai ragione."
Ecco...dopo uno sproloquio di un' ora sentirsi dire "Hai-ragione-punto" ti suscita due reazioni:
1. Rispondere, per partito preso:"Come ho ragione? NO, NON HO RAGIONE!!!" (ma questo non depone a mio favore, quindi bisogna scartarlo)
2. Tacere.
E io taccio.
Questo post partecipa al blogstorming
Appena l'ho letto ho avuto subito ben chiaro quale aspetto trattare...la comunicazione tra lui, silenzioso e riflessivo e me, impulsiva e decisamente logorroica.
Sarà che io vengo da una famiglia in cui ogni problema, questione, dubbio veniva sviscerato e analizzato con dovizia di particolari, mentre in casa sua (forse anche per la netta prevalenza di uomini) si parla lo stretto indispensabile, anzi a volte anche meno!
Si capisce quindi come questo sia uno dei motivi che ci ha portato da sempre a litigare: Se lui è preoccupato, pensieroso, arrabbiato diventa silenzioso, limitando al minimo le occasioni di farsi sfuggire una parola di troppo, cosa che potrebbe scatenare una mia reazione (negativa, ovviamente!)
Se invece sono io quella preoccupata, divento un fiume di parole impossibile da trattenere...e questo scatena -prima o poi- una sua reazione negativa.
Per me è un modo non solo per sfogarmi ma anche per dare forma a certi pensieri che solo rimuginati (silenziosamente) tra me e me non appaiono così chiari come diventano una volta esternati; Inoltre i suoi consigli sono sempre abbastanza razionali e tranquillizzanti quindi per me è proprio un modo per chiedere e ottenere aiuto.
Nel caso in cui io sia arrabbiata invece l'istinto è quello di "mettere su il muso". Il problema è che lui spesso neanche se ne accorge quindi io passo ore intere a cercare di mandare un qualche disperato segnale per fargli capire senza parole che sono arrabbiata...ma senza successo. L'unico indizio del mio stato d'animo cupo viene blandamente percepito dopo svariato tempo quando, insospettito dal prolungato silenzio, inizia a capire che qualcosa non va.
La convivenza ci ha costretti a rivedere entrambi le modalità di comunicazione del "disagio" tra noi perchè ovviamente, vivendo insieme, non si può pensare di stare zitti, offesi o immersi ognuno nei propri pensieri giorni interi; D'altra parte, sopratutto con le bimbe presenti, non possiamo neanche dare sfogo a tutto quello che ci passa per la testa.
Con il tempo ci siamo allenati a comunicarci di essere arrabbiati ma preferendo (quando riusciamo!) parlarne in un secondo momento, quando la rabbia iniziale è sbollita ed evitando così di dirci cattiverie gratuite; magari dopo averci pensato ancora meglio (e aver fatto anche un po' di mea culpa) in modo da arrivare al momento dello "scontro" sempre carichi ma più obiettivi. In questo modo riusciamo a dirci quello che ci ha ferito eliminando, per quanto possibile, quelle parole e atteggiamenti che vengono ingigantiti dal "fervore" iniziale.
Per me è stata ed è ancora adesso, in certe occasioni, una grossa fatica il cercare di frenarmi e rispettare i suoi tempi e i suoi silenzi; ho visto però che quando riusciamo a mettere in atto questo trucco il litigio diventa veramente costruttivo...(Dico "riusciamo" perchè anche a lui a volte viene l'istinto di svuotare il sacco subito).
Credo che il modo migliore per porre fine ad un litigio l'abbia però trovato lui: Quando, dopo aver enunciato tutte le mie ragioni, con aria di sfida gli chiedo: "Allora? Cosa mi rispondi?" con la speranza che dalla sua bocca esca qualche appiglio per la mia seconda e più prolissa arringa lui risponde, con faccia serafica: "Hai ragione."
Ecco...dopo uno sproloquio di un' ora sentirsi dire "Hai-ragione-punto" ti suscita due reazioni:
1. Rispondere, per partito preso:"Come ho ragione? NO, NON HO RAGIONE!!!" (ma questo non depone a mio favore, quindi bisogna scartarlo)
2. Tacere.
E io taccio.
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partecipo anch io,
quando la mamma sclera
lunedì 25 novembre 2013
Gigante buono
1. Tuffi i biscotti nel latte, facendoli scivolare sul cucchiaino e guardandoli affondare lentamente
2. Fischietti e canti, canti e fischietti
3. Leggi solo libri Fantasy e sei in grado di rileggere lo stesso una decina di volte senza stufarti
4. Stai aspettando il secondo film de "Lo Hobbit" con la stessa trepidazione con cui i bimbi aspettano Babbo Natale
5. Sei unico custode del segreto del pesto e della pizza
6. Quando ti ho conosciuto eri pessimista e ipercritico; ora, dopo 10 anni, caschi ancora qualche volta nel tuo gorgo di negatività ma sei nettamente migliorato
7. Ti diverti a giocare con le tue creaturine ritornando veramente bambino
8. Sei un massaio provetto, ti manca solo saper stirare e poi potrò spaparanzarmi in poltrona
9. Ami spiegare tutto alle tue bimbe e in quei momenti secondo me assomigli al tuo nonno
10. Hai costruito le tre mensoline della nostra cucina che quando spacciamo come originali nessuno stenta a crederci
11. Sopporti con pazienza i miei effluvi di parole, le ansie, e i ragionamenti contorti; incoraggi i miei progetti irrealizzabili e le idee strampalate; Taci con rassegnazione davanti all'ennesima novità di cui ti parlo euforica...non capendo perchè mi devo sempre imbarcare in stranezze continue ma approvando con pazienza.
12. Sei il mio Gigante Buono ed è giunta l'ora di dedicarti un post!
2. Fischietti e canti, canti e fischietti
3. Leggi solo libri Fantasy e sei in grado di rileggere lo stesso una decina di volte senza stufarti
4. Stai aspettando il secondo film de "Lo Hobbit" con la stessa trepidazione con cui i bimbi aspettano Babbo Natale
5. Sei unico custode del segreto del pesto e della pizza
6. Quando ti ho conosciuto eri pessimista e ipercritico; ora, dopo 10 anni, caschi ancora qualche volta nel tuo gorgo di negatività ma sei nettamente migliorato
7. Ti diverti a giocare con le tue creaturine ritornando veramente bambino
8. Sei un massaio provetto, ti manca solo saper stirare e poi potrò spaparanzarmi in poltrona
9. Ami spiegare tutto alle tue bimbe e in quei momenti secondo me assomigli al tuo nonno
10. Hai costruito le tre mensoline della nostra cucina che quando spacciamo come originali nessuno stenta a crederci
11. Sopporti con pazienza i miei effluvi di parole, le ansie, e i ragionamenti contorti; incoraggi i miei progetti irrealizzabili e le idee strampalate; Taci con rassegnazione davanti all'ennesima novità di cui ti parlo euforica...non capendo perchè mi devo sempre imbarcare in stranezze continue ma approvando con pazienza.
12. Sei il mio Gigante Buono ed è giunta l'ora di dedicarti un post!
mercoledì 3 luglio 2013
Ha dei problemi
La mamma torna da un aperitivo con le amiche giusto in tempo per mettere le bimbe a letto e farsi raccontare la giornata da Marta.
Nota però un certo disappunto.
"Mamma, perchè non mangi?"
"Perchè ho fatto una specie di cena con le mie amiche"
"Ho capito...però perchè non hai mangiato con noi? Già l'altra volta sei uscita e poi sei anche andata a lavorare tanti giorni lontano" (2 giorni n.d.r.)
"Ma insomma...mi controlli proprio? Papà va a giocare a calcio ogni settimana; la mamma qualche volta può uscire un po' con le amiche, no?"
"Si, però...."
"Però...cosa? Non state bene con papà?"
"Si, noi stiamo bene però papà quando non ci sei ha dei problemi!!!"
Nota però un certo disappunto.
"Mamma, perchè non mangi?"
"Perchè ho fatto una specie di cena con le mie amiche"
"Ho capito...però perchè non hai mangiato con noi? Già l'altra volta sei uscita e poi sei anche andata a lavorare tanti giorni lontano" (2 giorni n.d.r.)
"Ma insomma...mi controlli proprio? Papà va a giocare a calcio ogni settimana; la mamma qualche volta può uscire un po' con le amiche, no?"
"Si, però...."
"Però...cosa? Non state bene con papà?"
"Si, noi stiamo bene però papà quando non ci sei ha dei problemi!!!"
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venerdì 28 giugno 2013
Spiccata sensibilità maschile
Sabato mattina, la mamma si aggira per casa cercando di agghindarsi per un matrimonio.
Le bimbe sono in cameretta intente a farsi pettinare da papà.
La mamma entra in cameretta.
Bimba 1: "Che bella che sei, mamma!"
Bimba 2: "Mamma, scei ploplio belliscima!"
La mamma piacevolmente stupita spera di suscitare una qualsiasi reazione da parte del papà.
Papà: "..."
La mamma, consapevole che tra le innumerevoli qualità del papà non è compresa l'attenzione per i particolari, cerca di cambiare tattica.
Mamma: "Hai visto che le scarpe nuove sono proprio del colore giusto?"
Papà: "..."
Quasi un'ora dopo, in macchina, una folgorazione divina illumina papà che improvvisamente si gira verso la mamma:
"Stamattina eravamo così di corsa che non ho neanche guardato come ti sei vestita!"
Le bimbe sono in cameretta intente a farsi pettinare da papà.
La mamma entra in cameretta.
Bimba 1: "Che bella che sei, mamma!"
Bimba 2: "Mamma, scei ploplio belliscima!"
La mamma piacevolmente stupita spera di suscitare una qualsiasi reazione da parte del papà.
Papà: "..."
La mamma, consapevole che tra le innumerevoli qualità del papà non è compresa l'attenzione per i particolari, cerca di cambiare tattica.
Mamma: "Hai visto che le scarpe nuove sono proprio del colore giusto?"
Papà: "..."
Quasi un'ora dopo, in macchina, una folgorazione divina illumina papà che improvvisamente si gira verso la mamma:
"Stamattina eravamo così di corsa che non ho neanche guardato come ti sei vestita!"
giovedì 4 aprile 2013
Quattro/quattro
Dieci anni fa i tuoi appostamenti alla fermata finivano, così come i trepidanti incitamenti della tua futura suocera che cercava di accelerare le mie operazioni di trucco e parrucco; Io ancora ignara di tutti gli autobus che nel frattempo tu lasciavi passare per aspettare me e lei che dalla finestra osservava e, da tempo, aveva già capito tutto.
Allora ho iniziato ad essere più puntuale e, un pomeriggio di Aprile, ti ho seguita fino al mare per mangiare il primo gelato della stagione, poi su su a vedere la città dall'alto e di nuovo a casa, ad attendere un tuo messaggio, che per le prime volte finiva sempre così: "a presto. O no?"
E io che non sapevo se preoccuparmi o offendermi...ma era solo una tua tattica, avrei dovuto capirlo subito!
Dieci anni fa iniziavamo il nostro cammino insieme, fatto di progetti e sogni già concreti: anche se le parole ci facevano un po' paura erano chiare dentro di noi. E così è stato.
Sono stati anni che ci hanno portati lontani, telefonate veloci e mail lunghissime, le prime scelte, un matrimonio preparato a distanza; Anni che ci hanno fatto provare il dono di vivere le difficoltà insieme, da troppo lontani a sempre vicini e ancora non so come abbiamo fatto a non litigare quasi mai.
Due fiorellini che ci riempiono il cuore, le giornate e le braccia.
Dieci anni e la vita con te è così facile.
Grazie mio gigante buono; una sera, ai giardini ci siamo chiesti come saremmo stati dopo vent'anni.
Siamo già a metà strada e spero che la prossima metà sia altrettanto piena e bella.
Allora ho iniziato ad essere più puntuale e, un pomeriggio di Aprile, ti ho seguita fino al mare per mangiare il primo gelato della stagione, poi su su a vedere la città dall'alto e di nuovo a casa, ad attendere un tuo messaggio, che per le prime volte finiva sempre così: "a presto. O no?"
E io che non sapevo se preoccuparmi o offendermi...ma era solo una tua tattica, avrei dovuto capirlo subito!
Dieci anni fa iniziavamo il nostro cammino insieme, fatto di progetti e sogni già concreti: anche se le parole ci facevano un po' paura erano chiare dentro di noi. E così è stato.
Sono stati anni che ci hanno portati lontani, telefonate veloci e mail lunghissime, le prime scelte, un matrimonio preparato a distanza; Anni che ci hanno fatto provare il dono di vivere le difficoltà insieme, da troppo lontani a sempre vicini e ancora non so come abbiamo fatto a non litigare quasi mai.
Due fiorellini che ci riempiono il cuore, le giornate e le braccia.
Dieci anni e la vita con te è così facile.
Grazie mio gigante buono; una sera, ai giardini ci siamo chiesti come saremmo stati dopo vent'anni.
Siamo già a metà strada e spero che la prossima metà sia altrettanto piena e bella.
domenica 10 febbraio 2013
Da sempre
Conoscersi da sempre e non conoscersi per niente
Incontrarsi casualmente dopo anni e rivedersi da li in poi ...volutamente
La paura per una strada che si apriva davanti, una scottatura troppo fresca alle spalle, piccoli passi che fanno intravvedere una luce nuova
Il timore che si scioglie in primavera, prendersi per mano con occhi increduli e girarsi a guardare lontano
Dieci anni conservati in un biglietto del cinema nascosto nel portafoglio, che ogni volta mi fa sorridere e ripensare al sole nuovo di quella primavera, ai colori e agli angoli della nostra città esplorati insieme, alle mimose in tasca, ai gabbiani, ad un libro letto per fargli piacere
Dieci anni quest'anno, domani, da quel timido inizio.
Incontrarsi casualmente dopo anni e rivedersi da li in poi ...volutamente
La paura per una strada che si apriva davanti, una scottatura troppo fresca alle spalle, piccoli passi che fanno intravvedere una luce nuova
Il timore che si scioglie in primavera, prendersi per mano con occhi increduli e girarsi a guardare lontano
Dieci anni conservati in un biglietto del cinema nascosto nel portafoglio, che ogni volta mi fa sorridere e ripensare al sole nuovo di quella primavera, ai colori e agli angoli della nostra città esplorati insieme, alle mimose in tasca, ai gabbiani, ad un libro letto per fargli piacere
Dieci anni quest'anno, domani, da quel timido inizio.
giovedì 24 gennaio 2013
Pensieri
Sarà facile, a posteriori, voltarsi indietro e pensare ai regali che ci ha fatto questo periodo.
Ma io, che in fondo resto ottimista, voglio provare a guardare il buono che c'è.
Adesso.
Adesso che lui si sveglia con noi, mi prepara il caffè e le accompagna all'asilo
Adesso che, tornando a casa ci apre la porta con il sorriso e se le sbaciucchia tutte
Adesso che il venerdì scappo prima e riusciamo a pranzare soli soletti
Adesso che lavoro con più impegno ed entusiasmo, perchè mi accorgo di quanto io sia fortunata
Adesso che tocca a me sostenere lui, dopo tutta la pazienza che lui ha avuto per i miei momenti bui
Adesso che la prova ci unisce e ci rafforza
Adesso che mi sento ancora più grata verso i miei fiorellini per ogni momento sereno passato insieme, l'allegra confusione, le corse in corridoio, le urla felici, i rari silenzi, gli abbracci stretti.
Ma io, che in fondo resto ottimista, voglio provare a guardare il buono che c'è.
Adesso.
Adesso che lui si sveglia con noi, mi prepara il caffè e le accompagna all'asilo
Adesso che, tornando a casa ci apre la porta con il sorriso e se le sbaciucchia tutte
Adesso che il venerdì scappo prima e riusciamo a pranzare soli soletti
Adesso che lavoro con più impegno ed entusiasmo, perchè mi accorgo di quanto io sia fortunata
Adesso che tocca a me sostenere lui, dopo tutta la pazienza che lui ha avuto per i miei momenti bui
Adesso che la prova ci unisce e ci rafforza
Adesso che mi sento ancora più grata verso i miei fiorellini per ogni momento sereno passato insieme, l'allegra confusione, le corse in corridoio, le urla felici, i rari silenzi, gli abbracci stretti.
lunedì 14 gennaio 2013
Lettera alle mie figlie, per spiegare il lavoro che non c'è
Cari piccoli fiorellini miei
che adesso dormite beate nei vostri lettini, abbracciando forte conigli a strisce e bambolotti senza capelli, che russate e ciucciate rumorosamente e va bene così perchè vuol dire che state dormendo profondamente
Care piccoline, dicevo, vi devo scrivere due righe per spiegarvi questo momento che stiamo passando, perchè lo so che siete furbe e avete capito che c'è qualcosa di strano ma forse non potete afferrare davvero cosa ci sia di così preoccupante se adesso papà passa molto più tempo con voi, se vi accompagna e spesso vi prende dall'asilo, se quando siete malate o c'è sciopero non è più la mamma che resta a casa...
Lo so, per voi è una festa e ve lo state gustando questo papà, anche se spesso lo vedete triste, anche se a volte vorreste parlargli ma lui non vi sente subito perchè...chissà a cosa sta pensando, anche se ci vedete discutere, certi momenti animatamente, altre volte a voce bassa...sperando di non far ricadere su di voi la nostra preoccupazione.
Lui ha cercato di spiegarvi, quasi sorridendo, che adesso i suoi colleghi vogliono che stia un po' a casa ma non so se avete capito che da sorridere c'è poco.
Forse si, l'avete capito, e si nota da come siete brave e tranquille in questo periodo, da come lo riempite di bacini e abbracci, da come chiedete continuamente di lui quando per caso si allontana qualche oretta per una commissione.
Vi ringrazio piccoline mie perchè per noi è difficile apparire in un modo se in realtà la preoccupazione ci fa essere tristi, arrabbiati, spaventati per il futuro...nostro, ma sopratutto vostro...
Per me è quasi impossibile trattenere il nervosismo e il malumore, abbassare la voce o rimandare certi discorsi ad un momento più tranquillo
Per lui è complicatissimo far la faccia allegra se il telefono oggi non ha squillato neanche una volta e se il computer non ha recapitato neanche una mail
Ma vi ringrazio perchè è anche grazie a voi, alle vostre risate, alle vostre canzoncine stonate, ai vostri codini che rimbalzano nell'aria se ogni giorno troviamo la forza di guardare avanti con speranza, nonostante tutto.
La vostra mamma
Questo post partecipa al blogstorming
che adesso dormite beate nei vostri lettini, abbracciando forte conigli a strisce e bambolotti senza capelli, che russate e ciucciate rumorosamente e va bene così perchè vuol dire che state dormendo profondamente
Care piccoline, dicevo, vi devo scrivere due righe per spiegarvi questo momento che stiamo passando, perchè lo so che siete furbe e avete capito che c'è qualcosa di strano ma forse non potete afferrare davvero cosa ci sia di così preoccupante se adesso papà passa molto più tempo con voi, se vi accompagna e spesso vi prende dall'asilo, se quando siete malate o c'è sciopero non è più la mamma che resta a casa...
Lo so, per voi è una festa e ve lo state gustando questo papà, anche se spesso lo vedete triste, anche se a volte vorreste parlargli ma lui non vi sente subito perchè...chissà a cosa sta pensando, anche se ci vedete discutere, certi momenti animatamente, altre volte a voce bassa...sperando di non far ricadere su di voi la nostra preoccupazione.
Lui ha cercato di spiegarvi, quasi sorridendo, che adesso i suoi colleghi vogliono che stia un po' a casa ma non so se avete capito che da sorridere c'è poco.
Forse si, l'avete capito, e si nota da come siete brave e tranquille in questo periodo, da come lo riempite di bacini e abbracci, da come chiedete continuamente di lui quando per caso si allontana qualche oretta per una commissione.
Vi ringrazio piccoline mie perchè per noi è difficile apparire in un modo se in realtà la preoccupazione ci fa essere tristi, arrabbiati, spaventati per il futuro...nostro, ma sopratutto vostro...
Per me è quasi impossibile trattenere il nervosismo e il malumore, abbassare la voce o rimandare certi discorsi ad un momento più tranquillo
Per lui è complicatissimo far la faccia allegra se il telefono oggi non ha squillato neanche una volta e se il computer non ha recapitato neanche una mail
Ma vi ringrazio perchè è anche grazie a voi, alle vostre risate, alle vostre canzoncine stonate, ai vostri codini che rimbalzano nell'aria se ogni giorno troviamo la forza di guardare avanti con speranza, nonostante tutto.
La vostra mamma
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lunedì 22 ottobre 2012
Lui, lei e l'altra
Lui e lei, che lo chiama papiiino; Lui e l'altra per cui è la papà.
Lui che le fa volare, rotolare, le ribalta sul lettone, che si nasconde per la casa rischiando di rimanere dietro l'armadio per ore perchè se non lo trovano subito si distraggono e se ne dimenticano.
Lui che con lei si lancia in spiegazioni su come riconoscere la scarpa destra dalla sinistra (solo un ingegnere poteva arrivare a tale deduzione), sul fatto che due più due fa quattro ma anche tre più uno (ma se le somme le imparano a sei anni ci sarà un motivo?).
Lui che con l'altra canta e ride, che un attimo prima sono in bagno a vestirsi e un momento dopo arrivano in cucina con le magliette ribaltate sulla testa come fossero capelli lunghissimi.
Lui che fa la (finta) voce grossa, che le coccola e si perde nei loro sorrisi, che le pettina e le acconcia con mollette e codini e poi si compiace della bellezza delle sue bambine.
Lui che schiva i complimenti ma le mostra come trofei, che è irremovibile e severo ma poi sa sciogliersi quando cantano insieme.
Lui che ancora non sa distinguere i vestiti di una da quelli dell'altra, che vorrebbe far assaggiare la senape, che aspetta la neve per giocare con lo slittino insieme a loro, che viene sgridato: "a tavola non si canta", "spegni la luce!", "quello non è il mio spazzolino!", che pensa con orrore a quando loro avranno 12 anni e lui perderà il possesso del bagno, che vorrebbe farle uscire di casa a 35 anni, che quasi si dispiace che siano belle..chissà quanti pretendenti...
Lui che tampona le ansie, ridimensiona i problemi, semplifica i pensieri contorti, che sa sopportare un capriccio infinito canticchiando, che strappa un sorriso anche quando l'umore è proprio nero.
Lui, che ancora sopravvive con tre donne.
Lui che le fa volare, rotolare, le ribalta sul lettone, che si nasconde per la casa rischiando di rimanere dietro l'armadio per ore perchè se non lo trovano subito si distraggono e se ne dimenticano.
Lui che con lei si lancia in spiegazioni su come riconoscere la scarpa destra dalla sinistra (solo un ingegnere poteva arrivare a tale deduzione), sul fatto che due più due fa quattro ma anche tre più uno (ma se le somme le imparano a sei anni ci sarà un motivo?).
Lui che con l'altra canta e ride, che un attimo prima sono in bagno a vestirsi e un momento dopo arrivano in cucina con le magliette ribaltate sulla testa come fossero capelli lunghissimi.
Lui che fa la (finta) voce grossa, che le coccola e si perde nei loro sorrisi, che le pettina e le acconcia con mollette e codini e poi si compiace della bellezza delle sue bambine.
Lui che schiva i complimenti ma le mostra come trofei, che è irremovibile e severo ma poi sa sciogliersi quando cantano insieme.
Lui che ancora non sa distinguere i vestiti di una da quelli dell'altra, che vorrebbe far assaggiare la senape, che aspetta la neve per giocare con lo slittino insieme a loro, che viene sgridato: "a tavola non si canta", "spegni la luce!", "quello non è il mio spazzolino!", che pensa con orrore a quando loro avranno 12 anni e lui perderà il possesso del bagno, che vorrebbe farle uscire di casa a 35 anni, che quasi si dispiace che siano belle..chissà quanti pretendenti...
Lui che tampona le ansie, ridimensiona i problemi, semplifica i pensieri contorti, che sa sopportare un capriccio infinito canticchiando, che strappa un sorriso anche quando l'umore è proprio nero.
Lui, che ancora sopravvive con tre donne.
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Marco,
Papà,
Quello che non voglio dimenticare
lunedì 30 aprile 2012
Dulcis in fundo...papà!!!
La mia recente trasferta marsigliese mi ha dato un bello spunto per riflettere sull' argomento proposto per il tema del mese di Genitoricrescono: Papà!!! (pronunciato con trasporto e passione, come farebbero le mie due marmocchie).
Non che ci fosse bisogno di andar via due giorni per confermare le sue doti di massaio provetto però questa è stata la prima volta che Marco restava da solo con entrambe le bimbe per un tempo cosi lungo.
Devo ammettere che sono partita piuttosto preoccupata perchè gestirne due, cosi piccole, richiede molta organizzazione, 100 occhi, 200 braccia e 300 orecchie...ma per fortuna le mie paranoie da madre-chioccia-pianificatrice sono state presto sedate.
Con un pò di aiuto da parte dei nonni se l'è cavata benissimo, a riprova del fatto che se io prendessi la gestione con più serenità mi stresserei molto meno e le cose andrebbero bene ugualmente.
Come ho avuto modo di dire ai colleghi che erano con me, posso definirmi "emancipata" solo perchè ho un marito "emancipato", che fin da subito ha diviso con me la gestione della casa e delle bambine, che non si è limitato a cambiare pannolini ma che si interessa e discute tutto quello che riguarda l'educazione, le regole, le esigenze e la crescita delle proprie figlie.
Un uomo che riesca a liberarsi dalla figura paterna vecchio stampo, dal pensiero-ancora radicato in molti-che certe cose le debbano proprio fare le donne, un padre che accetti la fatica e l'impegno anche mentale di occuparsi dei figli non contribuisce semplicemente a sollevare la mamma da qualche incombenza. Penso che questo nuovo modo di porsi all'interno della famiglia possa veramente aumentare l'armonia nel vivere la quotidianità, la stima dei figli nei confronti di un padre che si interessa delle loro vite e dei problemi, possa rappresentare comunque un arricchimento anche per l'uomo stesso che riesce a dare un senso maggiore al suo "portare lo stipendio a casa".
Credo che il cambiamento della figura paterna non stia solamente nella collaborazione pratica ma sopratutto nella condivisione della crescita dei figli: discutendo con Marco mi accorgo che la visione dei papà è sempre molto diretta, semplice e razionale, molto radicata a ciò che sta accadendo nel momento presente, priva di tutte le ansie con cui noi mamme infarciamo gli avvenimenti, del nostro proiettarci nel futuro che contribuisce a ingrandire i problemi.
Impegnandomi ad affidarmi più spesso al suo modo di affrontare i problemi mi accorgo che molte volte le cose effettivamente si risolvono senza tutte quelle terribili conseguenze che mi ero immaginata...
Questo post partecipa al blogstorming
giovedì 5 gennaio 2012
Riguardare un film dopo 10 anni può sconvolgerti la serata...
Qualche sera fa, con l'intento di propinare un polpettone adolescenziale a Marco, abbiamo guardato prima "L'ultimo bacio" e poi il suo sequel, "Baciami ancora".
Il primo film l'avevo visto un paio di anni dopo la sua uscita al cinema, quindi ne saranno passati una decina.
Mi ha fatto molta impressione constatare come sia cambiato il mio punto di vista: lo ricordavo come un filmetto per ragazzine invasate di Stefano Accorsi, una storia un pò assurda e lontana dalla realtà, avevo giudicato il personaggio interpretato da Martina Stella una sfascia-famiglie che giustamente era rimasta scottata.
Riguardandolo a distanza di anni mi sono resa conto che in realtà la storia raccontata è-purtoppo-abbastanza comune: anche noi conosciamo tante coppie "scoppiate" dopo poco tempo o molti anni e ci rendiamo conto che a volte è difficile stare insieme.
Quello che viene mostrato nel film è proprio la difficoltà dello stare in coppia, dell'essere fedeli, il bisogno di realizzare i propri sogni e bisogni personali, anche rivoluzionando completamente la propria vita.
Non avrei mai pensato che questi due film ci avrebbero fatto pensare così tanto, commuovere e dialogare fino all'1 di notte...
Credo che quando si decide di stare in coppia non ci si possa basare solamente sulla passione del momento, bensì sulla volontà di stare insieme.
L'aspetto più difficile è proprio questa volontà a cui si collega, secondo me, la parola sacrificio.
Non che stare insieme debba diventare una tortura, però come in molte altre cose della vita, per ottenere dei risultati che durino nel tempo bisogna imparare a fare qualche compromesso, bisogna sudarsela, insomma.
La sfida è proprio questa, cercare di fare diventare un sentiero unico i nostri cammini personali, sforzarsi per andare nella stessa direzione sacrificando un pò quello che ci porterebbe "fuori pista", realizzare prima di tutto il bene comune, fare un passo indietro per permettere all'altro di farne uno avanti.
Tutto questo richiede impegno e, per la mia esperienza personale, tanto dialogo.
Il primo film l'avevo visto un paio di anni dopo la sua uscita al cinema, quindi ne saranno passati una decina.
Mi ha fatto molta impressione constatare come sia cambiato il mio punto di vista: lo ricordavo come un filmetto per ragazzine invasate di Stefano Accorsi, una storia un pò assurda e lontana dalla realtà, avevo giudicato il personaggio interpretato da Martina Stella una sfascia-famiglie che giustamente era rimasta scottata.
Riguardandolo a distanza di anni mi sono resa conto che in realtà la storia raccontata è-purtoppo-abbastanza comune: anche noi conosciamo tante coppie "scoppiate" dopo poco tempo o molti anni e ci rendiamo conto che a volte è difficile stare insieme.
Quello che viene mostrato nel film è proprio la difficoltà dello stare in coppia, dell'essere fedeli, il bisogno di realizzare i propri sogni e bisogni personali, anche rivoluzionando completamente la propria vita.
Non avrei mai pensato che questi due film ci avrebbero fatto pensare così tanto, commuovere e dialogare fino all'1 di notte...
Credo che quando si decide di stare in coppia non ci si possa basare solamente sulla passione del momento, bensì sulla volontà di stare insieme.
L'aspetto più difficile è proprio questa volontà a cui si collega, secondo me, la parola sacrificio.
Non che stare insieme debba diventare una tortura, però come in molte altre cose della vita, per ottenere dei risultati che durino nel tempo bisogna imparare a fare qualche compromesso, bisogna sudarsela, insomma.
La sfida è proprio questa, cercare di fare diventare un sentiero unico i nostri cammini personali, sforzarsi per andare nella stessa direzione sacrificando un pò quello che ci porterebbe "fuori pista", realizzare prima di tutto il bene comune, fare un passo indietro per permettere all'altro di farne uno avanti.
Tutto questo richiede impegno e, per la mia esperienza personale, tanto dialogo.
domenica 11 dicembre 2011
Fare famiglia
La decisione di prendere ferie per questo ponte è stata discussa, piuttosto improvvisata, per nulla programmata...quasi che non valesse la pena prendere un giorno senza avere neanche una meta...
Sarà che a me piace starmene comunque tranquilla a godere di quella vita familiare troppo vorticosa durante la settimana; vivere lentamente, senza guardare l'orologio, senza parlare sempre di quello che dobbiamo fare ma scegliendo finalmente quello che vogliamo fare.
In questi giorni di vacanza ci siamo dedicati alla preparazione del presepe e dell'albero, agli addobbi, ai regali (finalmente per una volta senza dover correre all'ultimo momento), abbiamo trascorso tanto tempo insieme alle bimbe, abbiamo scoperto lo stupore di Marta davanti a un Babbo Natale in carne ed ossa, la dolcezza delle due sorelline per mano lungo la passeggiata sul mare, abbiamo riso con loro e le abbiamo fatte ridere divertendoci come due bambini; Siamo riusciti a ritagliarci del tempo per i nostri hobby, per invitare un' amica che non frequentavamo da un pò, per una visita dalla nonna-bis...
Fare famiglia è stato vivere mettendo l'altro al primo posto, è stato respirare l'amore nei gesti quotidiani, prendersi il tempo per rendersi conto di tutte le cose buone che ci sono state donate e che spesso, nel frullatore della quotidianità, dimentichiamo.
Fare famiglia è stato ritovarsi alla sera per una preghiera insieme, ringraziandoci reciprocamente per aver messo in pratica quell'impegno preso qualche tempo fa di amarsi e onorarsi tutti i giorni....e ogni giorno della nostra vita.
Sarà che a me piace starmene comunque tranquilla a godere di quella vita familiare troppo vorticosa durante la settimana; vivere lentamente, senza guardare l'orologio, senza parlare sempre di quello che dobbiamo fare ma scegliendo finalmente quello che vogliamo fare.
In questi giorni di vacanza ci siamo dedicati alla preparazione del presepe e dell'albero, agli addobbi, ai regali (finalmente per una volta senza dover correre all'ultimo momento), abbiamo trascorso tanto tempo insieme alle bimbe, abbiamo scoperto lo stupore di Marta davanti a un Babbo Natale in carne ed ossa, la dolcezza delle due sorelline per mano lungo la passeggiata sul mare, abbiamo riso con loro e le abbiamo fatte ridere divertendoci come due bambini; Siamo riusciti a ritagliarci del tempo per i nostri hobby, per invitare un' amica che non frequentavamo da un pò, per una visita dalla nonna-bis...
Fare famiglia è stato vivere mettendo l'altro al primo posto, è stato respirare l'amore nei gesti quotidiani, prendersi il tempo per rendersi conto di tutte le cose buone che ci sono state donate e che spesso, nel frullatore della quotidianità, dimentichiamo.
Fare famiglia è stato ritovarsi alla sera per una preghiera insieme, ringraziandoci reciprocamente per aver messo in pratica quell'impegno preso qualche tempo fa di amarsi e onorarsi tutti i giorni....e ogni giorno della nostra vita.
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