mercoledì 11 aprile 2012

Anche la mamma impara

Durante queste vacanze la mamma ha imparato:
1. Che a volte anche papà ha ragione: partire, nonostante il trasloco che ne deriva, vuol dire riposarsi perchè non c'è proprio niente da stirare, pulire, risistemare ma ci si deve solo arrendere a leggere sul divano come da tempo non si faceva più.
2. Che l'aria di montagna volatilizza (o quasi) i capricci...non ha ancora capito se il motivo è da ricercare nel fatto di avere mamma e papà a disposizione tutto il giorno o nell'aria rarefatta che dà alla testa...
3. Che le bolle di sapone possono risolvere un pomeriggio sui prati.
4. Che il mare è una coperta di lana blu e azzurra stesa sul lettone sulla quale tuffarsi urlando "splash". Anche se fuori c'è il temporale.
5. Che è un pò dipendente da internet ma non a livelli preoccupanti come pensava.
6. Che cucinare tutto il pomeriggio può scacciare il suo malumore.
7. Che certe volte Qualcuno ti acchiappa per i capelli e ti porta dove dice Lui, perchè avevi fatto passare davvero troppo tempo. 
8. Che avere sempre tutto programmato qualche volta è più stressante dell'improvvisazione.

giovedì 22 marzo 2012

Basta poco, che ce vò?

Stamattina, mettendo le collant a Marta mi accorgo che quelle che le stavano un pò grandi solo fino a qualche mese fa adesso le vanno giuste...
"Marta, queste calze ti sono quasi piccole! Se continui a crescere così, tra poco diventi più alta della mamma!"
Ride, mi guarda con gli occhioni e, quasi compatendomi, esclama:
"Ma mamma, tu sei un pò bassa!"

Come dire, non mi freghi mica, che ce vò a diventare un metro e cinquanta?

martedì 20 marzo 2012

...E pensare che era tra i temi della mia maturita'!

Il tema del mese di genitoricrescono questa volta e' proprio tosto...la nuova questione femminile.
Argomento difficile e complesso, per il quale e' facile cadere in luoghi comuni o generalizzazioni. Ho cercato di restringere il campo alla "sola" questione lavorativa che negli ultimi tempi e' un tema per me molto sentito.
Dopo un primo sforzo teso all'emancipazione della donna mi pare che negli ultimi anni i passi avanti siano stati molto scarsi.
Va bene, adesso siamo emancipate, possiamo scegliere se stare a casa "a far la calza" o lavorare, se sposarci o meno, possiamo prendere in mano la nostra vita senza dipendere dal padre prima e dal marito dopo. Ma siamo davvero libere di fare tutto cio'?
La mia esperienza quotidiana, quello che mi capita di leggere e di sentire mi danno l'idea che la strada sia ancora lunga. Chi ci dirige, chi ci assume appartiene ancora per la maggior parte ad una generazione di uomini "vecchio stampo", poco propensi a lasciare spazio ai giovani, e men che meno alle giovani: le poche donne che sono riuscite a far carriera hanno scelto di rinunciare o di mettere in secondo piano la famiglia quindi non possono capire gli sforzi per conciliare il lavoro con la vita familiare.
Non siamo effettivamente libere se ancora ai colloqui viene domandato se abbiamo intenzione di sposarci e di fare dei figli, se una mamma lavoratrice viene considerata una dipendente di serie b, se una gravidanza e' ancora una delle cause per cui, in assenza di un contratto a tempo indeterminato, si viene licenziate-o meglio- non rinnovate.
Come possiamo definirci emancipate se in Italia, per paura di essere mandate via o declassate nelle mansioni tante donne desiderano due figli ma si fermano ad uno, se quando sei giovane non vai bene perche' potresti rimanere incinta e quando i figli ce li hai gia' non vai bene ugualmente perche' si sa che i bambini piccoli sono rogne? Perche' tantissime donne dopo la prima gravidanza restano a casa e raramente si trovano tri-mamme che lavorano?
Come possiamo progredire se il sostegno alle famiglie e' scarso, costoso e difficile da ottenere? Come si fa a conciliare il lavoro con la famiglia se la maternita' obbligatoria ti copre solo fino al terzo mese di vita del bambino e per trovare posto al nido si aspettano mesi e mesi?
Nonostante tutto penso sia inutile puntare unicamente il dito verso chi ci ha preceduto. Credo che dobbiamo riprendere in  mano la questione e dimostrare che si puo' rendere bene anche se non si lavora 12 ore al giorno, che le doti di organizzazione, pianificazione, mediazione e coordinazione che si sviluppano in famiglia si possono far fruttare anche nell'ambiente lavorativo, che una donna che lavora non e' per forza una che si vuole togliere gli sfizi...
Per contro bisogna ammettere che c'e' ancora da migliorare nella solidarieta' tra di noi, nel cercare di sfatare con i fatti l'immagine proposta dai media della donna disposta a tutto pur di far carriera, dobbiamo avere il coraggio di fare scelte scomode ma piu' giuste. Bisogna ancora imparare a delegare, a fidarci dei papa', a mettere a tacere quel senso di colpa che ti classifica come una mamma degenere perche' lavori e una lavoratrice mediocre perche' pensi a chi e' all'asilo; dobbiamo imparare a fare pace con noi stesse e capire che tutto non si puo' fare, che la vita ha delle priorita' e che le scelte si pagano, ma hanno anche molti lati positivi.
E dobbiamo imparare a goderci questi lati positivi.

Questo post partecipa al blogstorming

mercoledì 14 marzo 2012

Un buon non compleanno a te!!!

Dolce, buffa, affamata, indipendente, stupìta, dormigliona, chiacchierina, snodata, morbida, capelli ribelli, coccolona di papà, occhietti verde-grigi del nonno, panzotta, decisa, ordinata, vanitosa, tenera, sorridente

18 aggettivi per descrivere la nostra piccola che oggi fa 18 mesi!

lunedì 12 marzo 2012

Caccapride

 Questo post e quest'altro mi hanno fatto venire in mente quante volte anche io mi sono "limitata", trattenuta, censurata per paura di annoiare tutti con i discorsi sulle mie figlie e quante volte invece mi sono sorbita disquisizioni su motori e fumetti, problemi di cuore, smalti, shopping e scarpe senza che l'interlocutore di turno si sia mai chiesto se per caso l'argomento sviscerato fosse effettivamente di cosi alto interesse per me...
Seavessi ha avuto una bellissima idea per rivendicare tutte noi povere mamme alle prese con cacche e risvegli notturni...il caccapride day!

Le mamme se parlano di problemi da mamme rompono.
Seavessi non ci sta.
Le mamme rompono né più né meno degli altri.

Quindi posso dire di essere assolutamente, pateticamente, smielosamente orgogliosa anche io:
Di Marta che, alla mia domanda:"perche' vuoi sempre la mamma?" mi dice: "perche' tu sei mia!"
Di Marghe che fa la bocca a cavalluccio marino e  schiocca bacini
Di Marta che sgrida papa' quando lascia le luci accese e le cose fuori posto
Di Marghe che canta Aidi
Di Marta che abbraccia la sorellina dicendo baciamoci
Di Marghe che infila il ditino nell'ombelico della sorellona facendola ridere
Di entrambe che cantano e ballano il valzer del moscerino con alette e antennine da apina e farfalla, che camminano mano nella mano, che si aiutano reciprocamente a svestirsi al momento del bagnetto, che si infilano una nel letto dell'altra, che si abbracciano dentro la scatola dei lego, che giocano a cucu' da dietro i piattini colorati, che usano gli stampini dei biscotti come braccialetti, che si sistemano una per gamba e si fanno leggere le storie accoccolate su di me.

giovedì 8 marzo 2012

Quella carezza della sera e tempo di qualità

Intorno al fuoco, durante le serate del mio passato scout, qualche volta si cantava questa canzone, che in realtà non sembrava molto gettonata. Anche se un po’ malinconica mi dava un’ idea di grande tenerezza: un papà che torna da un lungo viaggio e che si dedica a giocare con il figlio invece che sprofondare in poltrona…
Non so per quale motivo mi sono sempre immaginata che questo papà dovesse essere appena tornato da un viaggio e non da una semplice giornata di lavoro; forse avendo dei genitori che al pomeriggio erano in casa non mi potevo certo immedesimare nella gioia di un bambino che riabbraccia il proprio genitore  dopo una giornata intera.
In verità leggendo il testo non riesco a capire bene quale sia in effetti la storia che si voleva raccontare ma forse il bello della canzone è che ognuno poi ci legge quello che vuole…
Tutto ciò mi è venuto in mente in questi giorni perché Marta, in ascensore, alla domanda di una signora “dov’è il tuo papà?” ha risposto non solamente che era a lavorare ma che appena tornato avrebbe prima giocato con loro e poi cenato.
Questa conversazione mi ha molto colpita perché in effetti papà arriva tardi, con la cena quasi nel piatto, ma riesce sempre a dedicare qualche minuto alle bimbe, magari facendosi inseguire per tutta la casa o giocando sul letto fino al reciproco sfinimento…anche se il tutto dura davvero poco è talmente intenso e divertente per le bimbe (e non solo per loro, in verità) da restare impresso come uno dei momenti principali della giornata.
Capisco allora questo concetto del “tempo di qualità” perché davvero nel caso di Marco in settimana la quantità non gioca a suo favore. 
Non importa allora se si può dedicare al gioco solo una breve parte della giornata, se anche noi riusciamo a divertirci e a tornare bambini loro lo sentono e apprezzano!

venerdì 2 marzo 2012

L'autostima prima di tutto

In macchina, mentre sistemo le bimbe sui seggiolini:
“Chi guida oggi?”
“Papà”
“Papà guida bene!”
“Ah, si? E la mamma come guida?”
“mmm…così così”

Dopo il bagnetto, al momento di asciugarle i capelli
“Chi vuoi che ti pettini?”
“Papà! Papà è bravo, la mamma non è tanto capace!”

Ieri sera, dentro la casetta di cartone della Pimpa, leggo le storie insieme alle bimbe.
Quando si stufano cerco di uscire dalla porticina facendo attenzione a non strappare tutto vista la fragilità della dimora Pimpesca
“Mamma non ci passi! Hai il culetto grande!!!”

Son soddisfazioni.

domenica 26 febbraio 2012

Piccola Grande

Ciao mia piccola  bimba grande,

che domani fai tre anni e ancora non ci sembra vero. Tu che quando non parli canti e quando non canti parli, che ridi arricciando il naso, che corri e salti, che ora mi abbracci forte e distribuisci bacini a tutti.
Il regalo piu' grande forse e' stato quello di aver trascorso questi giorni con il tuo zio preferito a cui non hai fatto altro che dire "bello zio!"...
In questo weekend hai soffiato le candeline e ti sei cantata tanti auguri sulla torta di cioccolato con un 3 fatto di mentine, come ti avevo promesso, ti sei trasformata in apina, hai fatto un puzzle difficile attorniata dai nonni e dalla nonna-bis e poi, sfinita, ti lamentavi "sono stanca".
Tu che adesso mi dici "senti una cosa, mamma", che mi racconti il tuo mondo, ora parlare insieme e' bello perche' mi ascolti stupita e so che ti ricorderai le cose che ti spiego.
Tu che stai diventando una vera sorellina maggiore di quella che chiami "la mia soella", che proteggi e sgridi, che cerchi e imiti di continuo.
Se mi guardo indietro mi rendo conto che ci abbiamo messo tanto impegno per diventare una mamma e una figlia, testarda io e ostinata tu, ma stamattina quando sei venuta a svegliarmi accarezzandomi le guance con le tue manine leggere ho pensato che la strada che abbiamo intrapreso e' quella giusta e che insieme andremo lontano.
Mano nella mano, sorridendo come fai tu sempre.

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martedì 21 febbraio 2012

Simpatia portami via

Una mattina come tante, aspettando l’ascensore che da casa mia porta giù alla strada principale, Marghe nel passeggino imbaccuccata nel copertone con cerniera, volgarmente detto “copri gambe”.
Una vecchietta come tante che, appena arrivata, lancia occhiate di terrore verso il passeggino.
“Ma cos’è? Un letto?”
“Ehm, no, è una specie di coperta che si aggiunge al passeggino”
Ma guarda te, che esagerazione!!! Ai miei tempi ce li portavamo in braccio, adesso avete tutti questi passeggini ingombranti, e ve li portate anche sugli autobus!”
“…eh, già” (Non prendo autobus quando son da sola, figuriamoci se provo a salirci con un passeggino!)
E adesso va a lavorare?!?”
“Ehm, si!”
“E certo! Ah, io non ho mai lavorato! Stavo a casa e mi crescevo i figli! Noi ci accontentavamo di poco sa? Ed eravamo più felici di voi! Questo è sicuro!”
….sorriso imbarazzato (Io ho i miei dubbi, soprattutto visto il tono incarognito che hai)

Il cortese “scambio” di opinioni è purtroppo terminato qui visto che l’ascensore a questo punto è arrivato giù e le nostre strade si son divise.

venerdì 17 febbraio 2012

Consultiamoci al consultorio

Prima di restare incinta avevo un' idea totalmente sbagliata del consultorio. Per me era un luogo misterioso, anche un pò pericoloso, frequentato da persone con mille problemi che, in mancanza d'altro, cercavano rifugio lì.
Al consultorio potevi presentarti e, in maniera anonima, raccontare che bevevi, ti drogavi, facevi altre  cose strane: qualcuno stava li a sentirti e se poteva ti dava una mano.
Con il corso preparto invece ho scoperto che tutte queste idee da adolescente perbenista e diffidente erano sbagliate.
Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza al "percorso nascita" ma credo che lo stesso si possa dire di tutti gli alti progetti che vengono portati avanti.
Il "percorso nascita" accoglie donne panzute e le accompagna da li fino a quando, molti mesi dopo il parto, si sentono sicure e fiduciose delle proprie capacità.
Il corso è servito molto e ha fatto nascere amicizie tra le future mamme che durano tutt'oggi; Durante i primi mesi dei nostri bambini, complice la primavera alle porte e la vicinanza di un parco nel quartiere vicino, avevamo l'appuntamento fisso del mercoledi per stare qualche ora insieme e confrontarci.
Anche questo è stato di fondamentale importanza per me perchè con la nascita di Marta mi sono scoperta molto insicura e vulnerabile ai commenti altrui: stare con mamme che vivevano le mie stesse paure e preoccupazioni mi ha aiutata a sentirmi meno "marziana".
Ciò che però mi ha davvero sostenuta è stato frequentare il "dopo-nascita": un giorno a settimana le mamme venivano accolte insieme ai loro bambini in una sala grande piena di tappeti e cuscini dove, sedute in cerchio, condividevano le cose accadute i giorni precedenti. La presenza di una ginecologa, di una puericutrice e di alcune psicologhe tirocinanti aiutava ad avere delle risposte meno soggettive e più qualificate.
Credo comunque, che al di là delle conscenze che queste persone mettessero in gioco, la risorsa più grande fosse l'ascolto.
Quando mi sedevo con Marta prima e con Marghe dopo su quei cuscini, avevo la certezza che, una volta arrivato il mio turno, sarei stata ascoltata senza essere giudicata, sarei stata incoraggiata e consigliata.
Per Marta le difficoltà maggiori erano dovute all'allattamento, alle coliche e, più in generale, ad una insicurezza di fondo che pian piano, anche con il loro aiuto, sono riuscita in parte a superare. Quando è nata Marghe il problema che si è manifestato subito e che mi dava davvero tormento era la gelosia di Marta che i primi mesi la ha trasformata in una bambina capricciosa e incomprensibile, con scatti d'ira imprevedibili per eventi assolutamente banali. Vederla soffrire così, nonostante tutti gli sforzi per cercare di risolvere questa situazione, non mi dava pace.
Mettendo in pratica i loro consigli e pazientando qualche mese, l'emergenza è rientrata.
Con il rientro al lavoro non mi è stato più possibile seguire quest "post-nascita", sono però felice di constatare che almeno qualche struttura e progetto utile riescano a sopravvivere nella nostra città.