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domenica 16 aprile 2023

La questione femminile, vista da lei.

E dire che aveva iniziato anche bene...

"Povera tua cugina, chissà come farà con la casa, la bambina....e poi dovrà tornare a lavorare!"

"Va bè, nonna, mica torna a lavorare domani! Tornerà a settembre, c'è ancora tempo!"

"Ah bene, allora sono più tranquilla.... certo che però....a settembre....ho capito perché i datori di lavoro non vogliono assumere le donne ...se stanno così tanto a casa!"

mercoledì 6 febbraio 2019

Tutto passerà

Passerà quello stordimento da ormoni delle prime ore
Passerà il ricordo di quei giorni ovattati in cui cerchi invano le istruzioni
Passeranno le notti d'inverno accartocciate sul divano ad ascoltare il respiro accelerato del tuo bimbo, in attesa che la Tachipirina faccia effetto
Passeranno gli interminabili minuti per fare mangiare un piccolo cucchiaio di pappa
Passera' lo sconforto perché non vuole assaggiare le cose nuove
Passeranno i capricci perché non vuole più stare sul passeggino ma dopo quattro passi pretenderebbe di essere preso in braccio
Passerà la mania di levarsi le scarpe, di sfilarsi il cappello, di camminare senza dare la mano
Passeranno anche le urla perché vuol fare da solo ma non riesce e non vuole essere aiutato, perché vorrebbe farti capire quella cosa li, facile, ovvia...se solo sapesse usare le parole per dirla.
Passeranno i capricci per essere vestito e svestito, per cambiare il pannolino, per il bagnetto che fino al giorno prima amava e ora gli suscita un terrore tremendo.
Tutto passerà e un giorno vi accorgerete di avere tra le mani un vero bambino in miniatura, con i suoi ragionamenti, i suoi modi di dire, le sue manie, le sue espressioni che diventeranno tradizione della vostra famiglia.
Un giorno guarderete indietro e, quando una punta di nostalgia si impadronira' del vostro cuore...ecco, capirete che tutto è passato.

venerdì 16 settembre 2016

Alla terza si impara/2

La terza volta impari la pazienza, scopri di averlo anche tu quell' istinto che le altre volte stava lì muto mentre ora parla chiaro (...o forse sei tu che finalmente gli dai ascolto), impari che ricevere aiuto non sminuisce il tuo impegno, che chiedere una mano non è una debolezza
La terza volta lo sai, i neonati sono esserini incomprensibili, tanto vale provare...questa volta andrà male, la prossima azzeccherai
Al terzo giro ormai è chiaro che tutto passa, il sonno, la fatica, le coliche, i pranzi consumati in fretta, le cene in mezzo agli strilli di chi è altrettanto affamato 
Questa volta ti rassegni al biberon perché il latte è andato via presto, non conti con ossessione i giorni aspettando chissà quali traguardi tanto sai che arriveranno e meno ci pensi più in fretta succederà 
La terza volta scopri la strategia di darsi solo un paio di obbiettivi al giorno senza stressarti per troppi programmi impossibili da realizzare ed essere soddisfatta del poco che si è riuscito a fare
Questa volta hai dalla tua l'esperienza, gli errori messi in fila anni prima, la capacità di organizzarsi affinata giorno dopo giorno 
Questa volta i sensi di colpa si affacciano timidamente e scappano lontano, resta solo la felicità per quello che stai facendo: imperfetto, limitato, approssimativo ma è il meglio che ti riesce 
A poco più di un mese va bene così

domenica 11 settembre 2016

Pomeriggi piovosi, pensieri sparsi

Un pomeriggio di pioggia inaspettata
Programmi che saltano
Un gioco con papà che salva la situazione
Una minuscola bimba tranquilla che si guarda intorno e fa grandi dormite
Cucinare con calma, la mia attività preferita
La nostra bimba grande che, da quando c'è quella minuscola, ha sviluppato una tenerezza verso tutti noi, regalando bacini come mai aveva fatto
La bimba di mezzo, perdutamente innamorata della nuova arrivata, che mi bisbiglia: "grazie mamma che mi hai fatto una sorellina"
Nuovi equilibri che si stanno formando
La malinconia dei primi giorni che ormai ha lasciato spazio alla felicità, come questo sole che sta spuntando di nuovo sospingendo via le nuvole cariche di pioggia

Ancora una volta una grande, grande gratitudine

sabato 27 agosto 2016

Per voi

Ciao Marta, ciao Marghe

ancora una volta devo dirvi grazie... grazie perché avete accolto con gioia, delicatezza e amore smisurato questa sorellina nuova.
Grazie perché da 18 giorni la intrattenere quando piange, le accendere la musica del pupazzo per farla calmare, fate a gara a metterle il ciuccio, ad assistermi per il suo bagnetto, la ricoprite di baci anche se lei ancora non sa ricambiare, le parlate come fosse una di voi, non protestate troppo quando urla per le coliche.
Grazie per tutte le premure che avete per me, per le carezze mentre la allatto, per tutte le volte che siete state brave a giocare di là mentre io ero impegnata con lei, per le letture di Topolino in silenzio sul letto, per essere state sempre ubbidienti e pazienti anche quando non ho accontentato subìto le vostre richieste.
Grazie perché avete scacciato le mie paure in un attimo, quando ho guardato la gioia nei vostri occhi.

lunedì 10 febbraio 2014

Amarcord

Una sera ti ritrovi con quei vecchi compagni che hai lasciato 12 anni fa nel cortile della tua scuola; quelli con cui facevi ogni giorno cinque piani di scale a piedi e l'unica volta che hai usato l'ascensore ti sei presa una nota sul registro; alcuni amati, altri mal sopportati, alcuni ammirati, altri derisi con quel metro di giudizio fermo e severo, senza vie di mezzo, privo di compromessi quale è quello degli adolescenti.
Erano loro, i compagni con cui hai viaggiato a notte fonda su un treno piuttosto lurido durante l'unica gita in cinque anni di Liceo, quelli che avevano rubato il testo di un compito di storia per poi costituirsi alla prof il giorno successivo, quelli che scrivevano frasi poco gentili ai ragazzi del liceo artistico di fronte, mostrandole fieri dalle finestre; quelli che si nascondevano sotto il banco per non essere interrogati di fisica, che finivano i disegni nell'ora di inglese e studiavano filosofia nell'ora di italiano. Erano pieni di entusiasmo e fiducia, molti con le idee chiare su quello che il futuro doveva riservarci.
Li avevi incontrati già sei anni fa, tu grassa e ripiena, agli sgoccioli della tua gravidanza, guardata come un animale raro. Erano sempre loro, quasi tutti freschi di laurea o con un lavoro nuovo, ancora felici, forse meno entusiasti, ma sempre fiduciosi e convinti delle strade intraprese. Tu ti aggiravi goffa, felice, coccolata e un po' malinconica al pensiero di quello che avevi lasciato indietro e impaurita per ciò che si stava preparando.

Una sera ti ritrovi con quei vecchi compagni che nel frattempo sono emigrati, espatriati, sono donne in carriera o ancora alla ricerca di cosa voler fare da grandi; Li riconosci, sono sempre loro ma un po' cresciuti, ormai disincantati, alcuni soddisfatti, altri alla ricerca di un lavoro perfetto che non si trova mai.
Ma sono anche ragazze panciute e neopapà che parlano tutta la sera di coliche e pannolini, che ti guardano con invidia e incredulità chiedendoti se è vero che poi i bimbi crescono e si ricomincia a dormire, stupendosi del fatto che l'ansia da neonato l'hai vissuta anche tu ma ormai è solo un ricordo.
Adesso ti senti in un limbo sicuro, sei praticamente il guru della serata, serafica dispensatrice di consigli -almeno stavolta- richiestissimi.
Così ci saluta, raccomandandosi di non far passare altri sei anni.
E li qualcuno ti fa notare che tra tutto quel tempo tu potresti essere alle prese con una pre-adolescente, invischiata tra fidanzatini e le prime uscite pomeridiane, tra gli ormoni scatenati e umori altalenanti.
Un brivido ti pervade...lasciatemi nel mio limbo, sono appena uscita dal tunnel!

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lunedì 13 maggio 2013

Tempo al tempo

Una delle cose che la maternità mi ha insegnato è stata quella di riconsiderare completamente il tempo, la sua importanza, le cose di cui lo dovrei/vorrei riempire.
Prima di diventare mamma ero molto più rigida: verso quello che c'era da fare, che non poteva essere assolutamente rimandato, verso i miei doveri (o quelli che consideravo tali), verso me stessa.
Con l'arrivo delle bimbe ho faticato molto, in un primo momento, ad accettare il fatto di non poter essere più così perfettamente programmata, precisa, puntuale.
Il tempo per fare tutte quelle cose che, secondo me, dovevano essere fatte (per la casa, per le persone che ci stavano intorno, per me) non bastava mai, rincorrevo sempre tutti questi doveri non concedendomi mai di "perdere tempo" a fare qualcosa di non strettamente necessario in quel momento.
Finchè Marta era molto piccola la mia preoccupazione era concentrata sopratutto sul continuare a tenere la casa pulita e ordinata come prima, sul riuscire, nonostante la stanchezza e le difficoltà di gestione, a frequentare amici e parenti come se lei fosse ancora nella pancia...
Quando ha iniziato a crescere e ad interagire di più si è affacciata un'altra "difficoltà": questa bimba aveva bisogno anche di attenzioni che non rientravano nel semplice cambio pannolino-pappa-nanna, aveva bisogno di una mamma che giocasse con lei e avesse piacere nel trascorrere un po' di tempo libero insieme...ma ecco, le parole "tempo libero" non facevano più parte del mio vocabolario!
Quindi oscillavo tra un senso di colpa e l'altro: "se lavo i piatti non sto con lei, se gioco con lei chi stira tutta quella montagna di roba?"
Per non parlare poi del fatto che con un bambino piccolo si possono avere tanti piccoli contrattempi che, ovviamente, facevano saltare tutta la mia perfetta organizzazione minuto per minuto...

Non posso dire di aver smesso di fare programmi, la mia natura è questa e sicuramente non riesco a cancellarla; però ho imparato (mente diabolica?) a fare più piani di modo da cambiare programma in corsa senza stressarmi (troppo), ho imparato a tollerare di più i miei errori, ad essere più morbida prima di tutto con me stessa: se quella cosa così urgente non riesco a farla oggi, la farò domani..e probabilmente domani capirò che non era poi così fondamentale!
Sono diventata sveltissima nelle faccende di casa, ho scoperto che le montagne di roba da stirare scompaiono se, mentre stiro, guardo un film; sono capace ad organizzarmi meglio in cucina, preparando un polpettone per la sera mentre cucino a mezzogiorno, così al sabato pomeriggio si può prolungare una passeggiata fino a tardi, tanto la cena è mezza pronta!
Ho scoperto che avere due figli semplifica la vita perchè trascorrono tanto tempo insieme e io riesco a fare il "dovere" più velocemente, guadagnando del tempo per loro senza avere la testa altrove.

Quando Marta aveva pochi mesi ero convinta che tutto il resto della mia vita sarebbe rimasto così: senza tempo, senza sonno, con tanta stanchezza addosso; mi chiedevo come fosse possibile tornare a lavorare, a preparare una cena per gli amici, a dedicarmi con calma a qualsiasi cosa....
Ora ho capito che bisogna dare tempo al tempo, che bisogna avere pazienza che il momento "tragico" passi; ho imparato a godermi di più il tempo che passo con le mie bimbe e a sentirmi meno in colpa per quello che passo lontana da loro.
Ho deciso, non senza un certo sforzo, che a volte è meglio anteporre il piacere al dovere, per la mia salute mentale...e per quella di tutta la famiglia!

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venerdì 17 febbraio 2012

Consultiamoci al consultorio

Prima di restare incinta avevo un' idea totalmente sbagliata del consultorio. Per me era un luogo misterioso, anche un pò pericoloso, frequentato da persone con mille problemi che, in mancanza d'altro, cercavano rifugio lì.
Al consultorio potevi presentarti e, in maniera anonima, raccontare che bevevi, ti drogavi, facevi altre  cose strane: qualcuno stava li a sentirti e se poteva ti dava una mano.
Con il corso preparto invece ho scoperto che tutte queste idee da adolescente perbenista e diffidente erano sbagliate.
Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza al "percorso nascita" ma credo che lo stesso si possa dire di tutti gli alti progetti che vengono portati avanti.
Il "percorso nascita" accoglie donne panzute e le accompagna da li fino a quando, molti mesi dopo il parto, si sentono sicure e fiduciose delle proprie capacità.
Il corso è servito molto e ha fatto nascere amicizie tra le future mamme che durano tutt'oggi; Durante i primi mesi dei nostri bambini, complice la primavera alle porte e la vicinanza di un parco nel quartiere vicino, avevamo l'appuntamento fisso del mercoledi per stare qualche ora insieme e confrontarci.
Anche questo è stato di fondamentale importanza per me perchè con la nascita di Marta mi sono scoperta molto insicura e vulnerabile ai commenti altrui: stare con mamme che vivevano le mie stesse paure e preoccupazioni mi ha aiutata a sentirmi meno "marziana".
Ciò che però mi ha davvero sostenuta è stato frequentare il "dopo-nascita": un giorno a settimana le mamme venivano accolte insieme ai loro bambini in una sala grande piena di tappeti e cuscini dove, sedute in cerchio, condividevano le cose accadute i giorni precedenti. La presenza di una ginecologa, di una puericutrice e di alcune psicologhe tirocinanti aiutava ad avere delle risposte meno soggettive e più qualificate.
Credo comunque, che al di là delle conscenze che queste persone mettessero in gioco, la risorsa più grande fosse l'ascolto.
Quando mi sedevo con Marta prima e con Marghe dopo su quei cuscini, avevo la certezza che, una volta arrivato il mio turno, sarei stata ascoltata senza essere giudicata, sarei stata incoraggiata e consigliata.
Per Marta le difficoltà maggiori erano dovute all'allattamento, alle coliche e, più in generale, ad una insicurezza di fondo che pian piano, anche con il loro aiuto, sono riuscita in parte a superare. Quando è nata Marghe il problema che si è manifestato subito e che mi dava davvero tormento era la gelosia di Marta che i primi mesi la ha trasformata in una bambina capricciosa e incomprensibile, con scatti d'ira imprevedibili per eventi assolutamente banali. Vederla soffrire così, nonostante tutti gli sforzi per cercare di risolvere questa situazione, non mi dava pace.
Mettendo in pratica i loro consigli e pazientando qualche mese, l'emergenza è rientrata.
Con il rientro al lavoro non mi è stato più possibile seguire quest "post-nascita", sono però felice di constatare che almeno qualche struttura e progetto utile riescano a sopravvivere nella nostra città.

lunedì 24 ottobre 2011

Quello che le (tante) mamme non dicono.

Tante, perchè sono 7 su 10.
La notizia della mamma accusata della morte del figlio di 16 mesi, annegato al largo del mare di Grosseto lo scorso Agosto mi fa riflettere ulteriormente sull’argomento baby-blues.
Quando sei incinta tutti ti parlano dei mille aspetti postivi e negativi della maternità ma questo argomento resta tabù. Forse si affronta un po’ durante il corso pre-parto, ma non ho mai conosciuto nessuna che mi abbia raccontato la propria esperienza…e mi chiedo come sia possibile visto che, ripeto, 7 donne su 10 soffrono di depressione post-partum. Certo, senza arrivare agli estremi di Cogne o di questo nuovo caso…ma non è possibile che io abbia sempre incontrato quelle 3 fortunate mamme che hanno vissuto i primi mesi con serenità e gioia.
Ho la sensazione che ci si vergogni un po’, non lo si voglia ammettere…che il senso di colpa che accompagna le mamme si faccia vivo anche e soprattutto su questo argomento. E si taccia.
Per me non va così: dopo averlo vissuto sulla mia pelle, sia la prima che la seconda volta, ho il desiderio di raccontarlo alle neo-mamme perché, quando è successo, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno mi avesse detto che era NORMALE.
È normale sentirsi tristi, inadeguate, spaventate. Perchè l’istinto materno non arriva per tutte subito, come un colpo di fulmine quando vedi tuo figlio. Perché il senso di colpa ti opprime quando tutti intorno a te sono euforici e tu, che dovresti essere quella più felice non lo sei.
È normale desiderare di tornare indietro, quando le attenzioni erano per te, mentre adesso le persone si accorgono solo che sei distrutta e ti dicono “E riposati, che ne hai bisogno!” (ma và? Pensa che invece mi diverto ad alzarmi 3-4 volte la notte”!), “ ma quanta pancia che ti è rimasta, come mai?” ( forse perché ho partorito solo da due mesi?),  “E va bè, che sarà mai, i figli li abbiamo avuti tutti”.
È normale piangere per delle sciocchezze, perché fuori piove, perché sono le sei di sera e sai che tra poco inizierà quell’ora tremenda in cui le coliche trasformeranno tuo figlio in un mostro urlante, disperato, inconsolabile e renderanno te ansiosa, impotente ed esausta.
La depressione post-partum ti trasforma in qualcosa che non pensavi mai di poter diventare: sono una persona sempre di buon umore, mi è facile vedere il bicchiere mezzo pieno…ma in quel periodo ho pianto tutti i giorni, più volte al giorno, mi hanno ferito frasi e commenti che, a ragionarci dopo, dovevano essere presi con molta più serenità, dando il peso giusto ( a volte nullo, viste le persone da cui provenivano).
Odio sentire la frase “ io non avevo tempo di farmi venire la depressione”, come se fosse uno stato che colpisce le mamme più “fortunate” e assistite…anche io non avevo tempo, neanche di farmi una doccia in pace, ma la depressione mi è venuta lo stesso.
Di quel periodo ricordo però con tenerezza gli gnocchi al pesto fatti da Marco con le sue mani…lo devo ringraziare perchè ha sempre consolato i miei pianti e ascoltato le mie paranoie….
Più che puntare il dito contro queste madri assassine bisognerebbe allora prendersela con i mariti, le neo-nonne, le amiche…quanti, alla vista di una mamma con un neonato alzano lo sguardo e le chiedono “come stai?”  prima di tuffarsi con la testa nella carrozzina? Quanti si interrogano sugli effetti di un banale consiglio, di una innocua osservazione?
Dopo esserci passata sinceramente non me la sento di incolpare più di tanto queste madri;  certo, chi ci ha rimesso sono i loro piccoli…ma quanto dev’essere infelice una madre che annega un bambino di 16 mesi, che parla, cammina, mostra già una propria personalità?
(Non che sia meno grave uccidere un neonato, ma mi fa impressione pensare ad una disperazione così grande da portarti ad uccidere un bambino all’inizio di quella che sarà l’eta più tenera e dolce…quando inizia a chiamarti mamma e mostra affetto per te).
Alle neo-mamme dico di tirare fuori tutto quello che provano, di non spaventarsi e di avere pazienza…fortunatamente in un mese o poco più tutto passa e si torna più felici di prima.